EUR/USD ha iniziato la settimana in calo ma non è riuscito ad ampliare le perdite, scambiando in area 1,1430 dopo aver arretrato per una terza seduta dal massimo di quasi quattro settimane segnato mercoledì scorso. Il movimento è arrivato mentre i mercati seguivano la crisi in Medio Oriente: l’esercito statunitense ha riferito di una nona notte consecutiva di raid contro l’Iran, mentre gli alleati nella regione hanno segnalato una nuova ondata di attacchi domenica. Il conseguente premio per il rischio ha sostenuto la domanda di dollaro come bene rifugio e ha pesato sull’euro.
Il petrolio è salito ai massimi dal 12 giugno per i timori di potenziali interruzioni legate allo Stretto di Hormuz e per la notizia di un presunto blocco navale statunitense dei porti iraniani, alimentando le preoccupazioni per un nuovo rialzo dell’inflazione globale e per una Federal Reserve più “hawkish”. L’attenzione si sposta ora sulla riunione della Banca Centrale Europea di giovedì, prevista nell’ambito del calendario annuale di otto meeting, con i policymaker tenuti a perseguire l’obiettivo di inflazione al 2%. Nel mercato valutario, l’euro ha rappresentato il 31% del turnover FX nel 2022, con volumi medi giornalieri oltre 2,2 trilioni di dollari, e l’EUR/USD ha costituito circa il 30% di tutte le transazioni; EUR/JPY ha pesato per il 4%, EUR/GBP per il 3% ed EUR/AUD per il 2%.
Contesto di rischio e strategie di trading
Suggeriamo ai trader su derivati di procedere con estrema cautela mentre l’EUR/USD oscilla intorno a 1,1430 in un contesto di escalation delle tensioni in Medio Oriente. Con gli Stati Uniti impegnati in notti consecutive di attacchi militari nell’area dello Stretto di Hormuz, la domanda di beni rifugio sta tornando rapidamente sul dollaro USA. Poiché questo corridoio marittimo cruciale movimenta circa 21 milioni di barili di petrolio al giorno—pari a circa il 20% dei consumi globali—qualsiasi interruzione prolungata continuerà a sostenere il biglietto verde.
Per i trader di opzioni, ci aspettiamo un’impennata della volatilità implicita mentre il Brent minaccia di superare livelli chiave di resistenza. Storicamente, shock dell’offerta di questa portata innescano timori di un’inflazione globale più persistente, che potrebbe costringere la Federal Reserve a mantenere i tassi più elevati più a lungo. Raccomandiamo l’utilizzo di straddle o strangle di breve scadenza per sfruttare l’aumento della volatilità senza assumere una scommessa direzionale rigida.
Riunione BCE e posizionamento su EUR/USD
Dobbiamo inoltre prepararci alla prossima riunione della Banca Centrale Europea di questo giovedì, che influenzerà in modo significativo le prospettive di politica monetaria dell’Eurozona. Considerato che la coppia EUR/USD rappresenta quasi il 30% di tutte le transazioni globali sul mercato dei cambi, anche variazioni minime nel tono della BCE potrebbero innescare liquidazioni brusche o rally improvvisi. Consigliamo di coprire le esposizioni spot esistenti con opzioni put protettive, per difendersi da una rottura ribassista improvvisa nel caso in cui la BCE assumesse un’impostazione inaspettatamente “dovish”.
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