USD/JPY è rimasto pressoché invariato venerdì, oscillando vicino ai massimi di quattro decenni mentre lo yen continuava a faticare a trovare supporto. Il contesto è rimasto sfavorevole, con prezzi del petrolio più sostenuti che aumentano i costi di importazione del Giappone e ampliano le preoccupazioni sull’inflazione, mentre il differenziale dei tassi d’interesse del Paese rispetto alle altre principali economie e un dollaro USA stabile hanno sostenuto la coppia. Lo yen ha avuto solo un breve sollievo dopo che i commenti del primo ministro Sanae Takaichi hanno riecheggiato l’attenzione del ministro delle Finanze Satsuki Katayama sulla promozione di maggiori investimenti, da parte delle famiglie e dei fondi pensione, in asset finanziari giapponesi.
BBH ha richiamato lo status del Giappone come grande creditore netto, con attività nette sull’estero pari a circa 3.600 miliardi di dollari nel primo trimestre, equivalenti a circa l’83% del PIL. La banca ha affermato che anche una repatriazione di portafoglio limitata potrebbe aumentare la domanda di yen e di titoli di Stato giapponesi (JGB). Sul mercato dei tassi USA, il CME FedWatch Tool indicava una probabilità del 73% di un rialzo dei tassi della Fed entro dicembre, e l’US Dollar Index (DXY) si manteneva intorno a 100,75 dopo aver toccato 100,35 mercoledì. La presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, ha dichiarato che l’inflazione resta elevata, mentre il nowcast della Fed colloca l’inflazione core PCE al 3,3% dopo i dati di questa settimana.
Strategie su volatilità e rischio per i trader USD/JPY
Suggeriamo ai trader di derivati di prepararsi a una volatilità più elevata sulla coppia USD/JPY mentre staziona vicino ai massimi storici di quattro decenni. Con l’US Dollar Index stabile intorno a 100,75 e il Brent vicino a 85 dollari al barile, la pressione sull’economia giapponese importatrice di energia resta enorme. Per gestire questo scenario, raccomandiamo l’utilizzo di spread su opzioni a breve scadenza per intercettare ulteriore momentum rialzista, limitando al contempo il rischio di ribasso legato a improvvisi interventi di mercato.
Occorre monitorare con attenzione le ingenti attività nette sull’estero del Giappone, pari a 3.600 miliardi di dollari, che rappresentano circa l’83% del Prodotto Interno Lordo. Qualsiasi effettivo movimento di famiglie e fondi pensione volto a rimpatriare tali asset, innescato dai recenti richiami del governo, potrebbe provocare una rapida “squeeze” sulle posizioni lunghe in USD/JPY. I trader di derivati dovrebbero valutare l’acquisto di opzioni call JPY out-of-the-money come copertura a basso costo contro un’improvvisa e marcata ripresa dello yen.
Differenziali dei tassi e strategie sul rischio geopolitico
Sul fronte USA, le aspettative hawkish sulla Federal Reserve sono rafforzate da un’inflazione core PCE ferma a un ostinato 3,3%. Con i mercati che prezzano una probabilità del 73% di un rialzo entro dicembre, il differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Giappone è destinato verosimilmente a rimanere ampio. Consigliamo ai trader di sfruttare questo persistente differenziale dei tassi attraverso strutture di carry trade, tramite contratti forward long su USD/JPY.
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a sostenere prezzi energetici elevati, peggiorando direttamente la bilancia commerciale del Giappone, poiché il Paese importa oltre il 90% delle proprie risorse energetiche. Questo rende lo yen altamente sensibile agli shock energetici, creando una forte correlazione tra petrolio e USD/JPY. Riteniamo che i trader possano negoziare questa relazione abbinando opzioni call long sul greggio con call su USD/JPY per capitalizzare i persistenti timori inflazionistici.
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