Il WTI scambiava vicino a 79,10 dopo essere sceso a 78,37 nelle ore europee e poi essere balzato di quasi 2 dollari fino a 80,29 in seguito alle minacce degli Houthi di colpire tutti i siti petroliferi e le principali infrastrutture saudite qualora Riyadh intensificasse l’escalation in Yemen. Il rally non è riuscito a mantenersi sopra la media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni a 80,21, lasciando il contratto in calo dello 0,81% nella seduta. Il movimento è seguito a una sequenza di escalation durata quattro giorni che ha incluso attacchi all’aeroporto internazionale di Abha e avvertimenti sullo spazio aereo saudita, mentre l’attenzione si è spostata sui rischi legati alle rotte di export saudite attraverso l’oleodotto East–West verso Yanbu e allo “strozzatura” di Bab al-Mandeb; un attacco del 2019 ad Abqaiq ridusse la produzione da 9,8 a circa 4,1 milioni di barili al giorno.
Tensioni geopolitiche e blocchi navali
Altrove, un blocco navale statunitense dei porti iraniani è stato ripristinato dopo che Teheran ha attaccato sette navi commerciali in una settimana, con circa una dozzina di membri degli equipaggi morti, dispersi o feriti, e le forze USA hanno condotto nuove ondate di attacchi, inclusa un’operazione di sette ore contro decine di obiettivi costieri.
Dati economici USA e analisi tecnica
I dati USA hanno mostrato richieste iniziali di sussidi di disoccupazione a 208 mila contro un consensus di 217 mila, mentre l’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia è risultato pari a 41,4 contro 13 atteso. I principali livelli tecnici indicavano resistenze a 80,21 e 80,29 dollari, con supporti a 78,37 e sulla EMA a 200 giorni a 77,34; lo Stochastic RSI era in rialzo oltre l’area dei 60, con una chiusura sopra 80,21 indicata come conferma e una rottura sotto 77,34 come invalidazione.
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