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Il prossimo capitolo delle criptovalute lo stanno scrivendo le banche

by VT Markets
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Jul 10, 2026
Illustrazione 3D dai toni pastello di una banca con monete che fluttuano sopra, simbolo di risparmio e servizi bancari in criptovalute.
Il sistema bancario sta inglobando le cripto

Il Congresso continua a litigare su chi debba scrivere le regole per le cripto. Intanto, le società più esposte a quelle regole stanno già costruendo l’infrastruttura del sistema in cui pensano di operare.

Questo è, in sintesi, il punto della politica USA sulle cripto a luglio 2026. Il CLARITY Act doveva definire l’assetto del mercato statunitense degli asset digitali (strumenti finanziari in forma digitale, come criptovalute e token). Invece è rimasto bloccato tra timori delle forze dell’ordine, scontri politici e la disputa sul rendimento delle stablecoin.

Mentre le banche sviluppano depositi tokenizzati (depositi bancari “trasformati” in token su blockchain, quindi tracciabili e trasferibili in modo digitale), le società cripto si avvicinano agli intermediari regolamentati. Gli emittenti di stablecoin cercano di entrare nel sistema, non di restarne fuori. Le maggiori banche USA e il più grande emittente di stablecoin stanno costruendo, senza clamore, reti di pagamento concorrenti per lo stesso denaro: ognuno scommette che vinca chi controlla il rapporto con il cliente.

Nuovo rinvio per il Clarity Act

Il Digital Asset Market Clarity Act, noto come CLARITY Act, è stato approvato alla Camera nel luglio 2025 con un ampio margine (294 a 134). La Commissione Bancaria del Senato lo ha fatto avanzare a maggio. A inizio giugno era finito nel calendario del Senato, quindi teoricamente pronto per il voto in aula.

Poi si è fermato. La Casa Bianca puntava informalmente a una firma entro il 4 luglio, ma quella scadenza è passata senza cerimonie e senza un voto fissato. I mercati di previsione (piattaforme in cui si scambiano contratti che “scommettono” su un evento, utili per misurare le probabilità percepite) stimavano l’approvazione all’82% a febbraio; ora sono scesi tra il 42% e il 50%.

Tre temi lo stanno bloccando.

  1. Timori delle forze dell’ordine Le tutele per gli sviluppatori (norme che limitano la responsabilità legale di chi crea software) potrebbero rendere più difficili le indagini sui reati legati alle cripto.
  2. Scontri politici ed etici La divulgazione di oltre 1 miliardo di dollari di redditi legati alle cripto connessi al presidente Trump ha complicato i negoziati e il sostegno bipartisan (cioè di entrambi i partiti).
  3. Regole sulle stablecoin Disaccordo sul fatto che le piattaforme possano offrire rendimenti “simili a interessi”.

I repubblicani controllano 53 seggi al Senato. Servono comunque almeno sette democratici per far avanzare il testo. Le posizioni non si sono mosse. La prossima scadenza concreta è la pausa di agosto del Senato. Se salta, cala la probabilità di approvazione entro l’anno, perché poi il calendario si riempie di altre priorità.

Nodo centrale: il rendimento delle stablecoin

Il disaccordo più importante non riguarda la legalità delle cripto. Quel punto è in gran parte chiarito dal GENIUS Act del 2025, che vieta agli emittenti di stablecoin (token “agganciati” a una valuta come il dollaro) di pagare interessi in modo diretto.

Banche, società cripto e legislatori dicono di volere regole più chiare. Le banche temono che il CLARITY Act lasci spazio a exchange e piattaforme per offrire premi che, di fatto, funzionano come interessi senza chiamarli così.

AttoreCosa vuolePerché conta
BancheTenere i depositi dentro il sistema bancarioI depositi finanziano prestiti, pagamenti e margini di profitto.
Piattaforme criptoConsentire alle stablecoin di offrire premi simili a un rendimentoAttrarre utenti e far crescere ecosistemi di pagamenti digitali.
LegislatoriRegole chiare senza “buchi” normativiEquilibrio tra innovazione, tutela dei consumatori e stabilità finanziaria.

Coinbase oggi incassa circa 1,35 miliardi di dollari l’anno da ricavi legati ai “premi” su USDC. L’American Bankers Association sostiene che questo crei un canale attraverso cui i depositi possono uscire dai conti tradizionali e finire in wallet (portafogli digitali) di stablecoin che offrono un ritorno.

Le piattaforme cripto la vedono all’opposto. Per loro, il vincolo serve più a proteggere le banche dalla concorrenza che a proteggere i consumatori.

Man mano che le stablecoin somigliano a uno strumento alternativo di gestione della liquidità (cioè “parcheggio” del denaro con possibilità di usarlo subito), molti clienti difficilmente faranno distinzione tra interesse, premio o incentivo. Guardano a due cose: che il denaro resti disponibile e che generi un piccolo guadagno.

Ne nasce una sfida commerciale: denaro che prima restava su un conto corrente può spostarsi in un wallet di stablecoin. La domanda è chi può offrire il rendimento che lo attira.

Per le banche non è un dettaglio di prodotto. Riguarda il valore della base depositi (l’insieme dei depositi raccolti). In questo scenario diventa logico spostare fondi dai conti bancari ai wallet di stablecoin se pagano un ritorno senza cambiare, nella sostanza, l’uso del denaro.

La disputa in una frase
Le banche vogliono usare la blockchain senza perdere depositi.
Le società cripto vogliono che i depositi si spostino liberamente se i clienti ottengono un rendimento migliore.

Le banche costruiscono una risposta propria

Le banche non aspettano che il Congresso decida dove mettere il confine.

JPMorgan, Citi, Bank of America, Wells Fargo e oltre una dozzina di altre banche stanno costruendo insieme una Tokenised Deposit Network, tramite The Clearing House. È un’infrastruttura di pagamenti posseduta dalle banche, pensata per tenere i depositi dentro il sistema bancario invece di lasciarli migrare verso le stablecoin.

L’obiettivo è il lancio nella prima metà del 2027.

JPMorgan è già più avanti. La piattaforma Kinexys gestisce pagamenti istituzionali su blockchain dal 2020. La banca ha anche portato un token di deposito su Base, una blockchain pubblica legata a Coinbase.

È un accordo insolito ma indicativo: una grande banca usa infrastrutture collegate a uno dei maggiori exchange cripto, mentre cerca di difendere la propria raccolta dall’offerta delle stablecoin.

Citi segue una linea simile, offrendo servizi di regolamento in tempo reale (chiusura definitiva del pagamento, con trasferimento effettivo del denaro) tra New York, Londra e Hong Kong. La tecnologia è meno controversa. Il punto ancora conteso è chi controlla il rapporto con il cliente.

Le società cripto adottano la finanza tradizionale

La stessa convergenza avviene dall’altro lato.

Standard Chartered è diventata di recente la prima banca globale “sistemica” a offrire direttamente creazione e rimborso di USDC per clienti istituzionali. Il servizio è stato sviluppato con Circle, la società dietro USDC. (Creazione/minting: emissione di nuovi token; rimborso/redemption: conversione del token in denaro tradizionale.)

Non è solo un gesto simbolico: porta un grande prodotto stablecoin dentro l’operatività di una banca globale. La vecchia distinzione tra banche e società cripto diventa meno utile. Le banche adottano pagamenti e regolamenti basati su blockchain.

Le società cripto dipendono dalle banche per distribuzione, custodia (conservazione sicura degli asset), liquidità (capacità di comprare/vendere senza impatti eccessivi sul prezzo) e accesso regolamentare. Il Congresso prova a tracciare una linea netta proprio mentre il settore la rende meno visibile.

Cosa costa davvero il rinvio

Gli Stati Uniti non sono l’unico mercato che prova a definire le regole.

Il quadro MiCA dell’Unione Europea (regole uniche per i mercati delle cripto-attività) è entrato pienamente in vigore il 1° luglio, unificando le licenze nei 27 Paesi membri. Hong Kong e Singapore nel 2026 si sono mosse più rapidamente di Washington.

Questo non implica che gli USA perderanno in modo permanente la loro posizione negli asset digitali: i loro mercati dei capitali sono troppo grandi per conclusioni rapide. Ma ogni mese in cui il CLARITY Act resta fermo dà ad altre giurisdizioni l’occasione di attrarre investimenti, licenze e talenti. È un mese in cui l’attività di autorizzazione e il capitale che la segue possono andare altrove.

Il costo immediato è pratico: le aziende tendono a lanciare prodotti, chiedere licenze e allocare capitale (decidere dove investire risorse) dove le regole sono abbastanza chiare da poter pianificare.

Ogni mese di ritardo rende un’altra giurisdizione il posto “più semplice” in cui operare. L’incertezza normativa non ferma sviluppo e flussi di capitale: sposta dove avvengono.

La prossima mossa di Bitcoin dipende anche da fattori fuori da Washington

Il dibattito legislativo conta per la struttura di lungo periodo del settore. Può contare meno sul prezzo di Bitcoin nelle prossime settimane. Bitcoin è sotto pressione per motivi che esulano dal Senato.

Cambia la percezione delle cripto

Il cambiamento più strutturale è già evidente. Un tempo le cripto venivano presentate come alternativa alle banche. Oggi diventano sempre più una componente della banca.

Le banche adottano la blockchain perché non vogliono perdere depositi. Le società cripto collaborano con le banche perché servono scala, credibilità e accesso al capitale istituzionale. Le stablecoin stanno in mezzo: sono un prodotto e allo stesso tempo un punto di pressione competitivo.

È improbabile uno scenario in cui le cripto sostituiscono le banche. È più probabile che le banche adottino infrastrutture cripto cercando di mantenere il controllo su denaro, clienti e rendimento.

La disputa a Washington, quindi, non riguarda tanto se le cripto entrano nel sistema finanziario. Quel processo è già iniziato.

Lo scontro vero è chi possiede il rapporto con il cliente quando ci arriverà.


Tocca per le FAQ

Che cos’è il CLARITY Act?

Il CLARITY Act è una proposta di legge USA che punta a dare regole più chiare sugli asset digitali, compreso quale autorità di vigilanza (ente regolatore) controlla i diversi tipi di criptovalute e progetti su blockchain. Il testo è passato alla Camera, ma è fermo al Senato.


Perché le banche sono interessate alle stablecoin?

Le banche vedono le stablecoin come opportunità e come minaccia. La blockchain può rendere i pagamenti più rapidi ed efficienti, ma le stablecoin possono anche attirare depositi fuori dai conti bancari se offrono funzioni simili con in più un rendimento.


Qual è la differenza tra depositi tokenizzati e stablecoin?

I depositi tokenizzati rappresentano denaro che resta nel sistema bancario ed è emesso da banche regolamentate. Le stablecoin sono token digitali emessi da società private e sostenuti da riserve (attività messe a garanzia). Entrambi puntano a migliorare i pagamenti digitali, ma hanno modelli di business e regole diverse.


Il CLARITY Act influenzerà il prezzo di Bitcoin?

La legge può incidere sulla fiducia di lungo periodo nel mercato cripto USA, ma nel breve periodo il prezzo di Bitcoin è spesso guidato dai flussi sugli ETF (entrate/uscite di capitale), dalla domanda istituzionale, dalla politica della Federal Reserve e dal sentiment di mercato (umore prevalente degli investitori).


Perché le banche tradizionali adottano la blockchain?

Le banche usano la blockchain per accelerare il regolamento, ridurre gli attriti nei pagamenti (passaggi lenti o costosi) e modernizzare l’infrastruttura finanziaria. Più che sostituire le banche, la blockchain viene integrata nei sistemi esistenti.

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