USD/CHF è rimasto poco mosso per il secondo giorno consecutivo, scambiando intorno a 0,8070 nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, mentre il Dollaro USA è finito sotto pressione dopo la pubblicazione dei verbali della riunione della Federal Reserve di mercoledì. Il resoconto del primo meeting FOMC presieduto da Kevin Warsh (16–17 giugno) ha mostrato un comitato diviso: molti partecipanti vedevano il tasso di riferimento a fine anno invariato o leggermente al di sotto dell’attuale 3,6%, mentre altri sostenevano che i tassi dovranno aumentare entro fine anno.
Le aspettative sui tassi si sono spostate dopo che lo strumento CME FedWatch ha mostrato i trader su swap aumentare la probabilità implicita di un rialzo alla prossima riunione della Fed a oltre il 30%, dal meno del 20% della scorsa settimana. Allo stesso tempo, il riacutizzarsi delle tensioni tra USA e Iran ha sostenuto i flussi verso i beni rifugio: il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che due giorni di nuovi attacchi USA verrebbero accolti con ritorsioni e che l’Iran controlla l’accesso allo Stretto di Hormuz. Il Franco svizzero ha trovato supporto dalla domanda di asset difensivi, anche se la BNS ha ribadito la propria disponibilità a intervenire sul mercato FX “se necessario” per limitare un eccessivo rafforzamento del CHF e contenere l’inflazione importata.
Divisioni in Federal Reserve e volatilità di mercato
Consideriamo la spaccatura all’interno della Federal Reserve un segnale chiaro che la volatilità è destinata ad aumentare nelle prossime settimane. Con policymaker così divisi sul percorso dei tassi, qualsiasi dato in arrivo su inflazione o occupazione potrà innescare oscillazioni significative dei mercati. Questo rende interessanti strategie long volatility tramite opzioni, come gli straddle sulle principali coppie valutarie, per posizionarsi in vista dell’incertezza che ci attende.
Tensioni geopolitiche e outlook su USD/CHF
Il rinnovato attrito geopolitico con l’Iran sullo Stretto di Hormuz rappresenta un rischio chiaramente inflazionistico che, a nostro avviso, i mercati stanno sottovalutando. Abbiamo già visto il Brent salire del 5% questa settimana oltre i 95 dollari al barile, un livello che non si vedeva dalla fine del 2025. Questa impennata dei costi energetici costringerà la Fed a muoversi, rendendo più influenti i membri falchi e spingendo le probabilità di un rialzo ben oltre l’attuale pricing di circa il 30%.
Sebbene sia il Dollaro USA sia il Franco svizzero stiano agendo da beni rifugio, ci aspettiamo che alla fine il dollaro prevalga in questo braccio di ferro. La minaccia esplicita della Banca nazionale svizzera di intervenire per indebolire il franco rappresenta un tetto alla sua forza, una politica che richiama quanto visto durante la crisi del debito sovrano europeo. Al contrario, il Dollaro beneficia sia dei flussi “safe haven” sia della prospettiva di tassi più elevati, ottenendo così una doppia spinta.
Alla luce di questo scenario, ci posizioniamo per un movimento significativo al rialzo di USD/CHF dagli attuali 0,8070. Guardiamo a derivati che traggono profitto da questa dinamica, in particolare acquistando opzioni call con scadenza agosto e strike intorno a 0,8200. Si tratta di un modo efficiente in termini di costo per catturare l’upside qualora il dollaro si rafforzi come prevediamo.
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