Il WTI è stato scambiato vicino a 74,50 dollari mercoledì, in rialzo di oltre il 3,5%, estendendo un rimbalzo dal minimo di 68,00 dollari segnato a inizio luglio mentre si intensificavano le ostilità nell’area dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha colpito tre petroliere tra lunedì e martedì, mentre gli Stati Uniti hanno revocato la deroga alle sanzioni che sosteneva le esportazioni legali di petrolio iraniano e, tramite il CENTCOM, hanno colpito oltre 80 obiettivi tra cui difese aeree, radar costieri e batterie missilistiche antinave, insieme a oltre 60 piccole imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione. Le transazioni sotto la vecchia licenza dovranno essere ridotte e chiuse entro il 17 luglio, mentre un’agenzia marittima legata alla Marina britannica ha innalzato a “severo” il livello di minaccia nello stretto. Le notizie hanno inoltre citato esplosioni e interruzioni di corrente nei pressi di Chabahar e Konarak, mentre fonti vicine all’Iran hanno affermato che la centrale nucleare di Bushehr non ha subito danni.
L’azione dei prezzi è rimasta però contenuta: la chiusura dello stretto a marzo aveva spinto il WTI sopra 113,00 dollari, ma questo rally si è fermato sotto 76,00 dollari, al di sotto della EMA a 200 giorni poco sotto 77,50 dollari e ben al di sotto della EMA a 50 giorni sopra 81,00 dollari. OPEC+ ha recentemente aumentato i target di produzione di agosto di 188.000 barili al giorno, mentre l’oro è sceso di quasi l’1% e le azioni sono rimaste stabili, riflettendo la lettura di uno shock energetico “contenuto”. In calendario: CPI cinese alle 01:30 GMT (1,1% a/a, -0,2% m/m) e PPI atteso al 4,1% contro 3,9%, oltre alle richieste di sussidi di disoccupazione USA alle 12:30 GMT (218mila) e ai verbali del FOMC alle 18:00 GMT, che mostrano un quasi equilibrio tra rialzi e mantenimento dei tassi; il CPI USA di giugno è atteso il 14 luglio. Il supporto è a 72,00 dollari, poi 68,00 dollari e il minimo annuo vicino a 62,00 dollari.
Conflitto nello Stretto di Hormuz ed emersione di un premio di guerra strutturale
Alla luce della rinnovata conflittualità nello Stretto di Hormuz, riteniamo che il recente rimbalzo del greggio da 68 dollari sia più di una reazione temporanea. Il rapido fallimento dell’accordo di Versailles suggerisce uno schema di escalation ricorrente, il che implica che il “premio di guerra” sia ormai una componente strutturale del prezzo. Non va trattato come un evento isolato, ma come il nuovo contesto di negoziazione per il futuro prevedibile.
Strategia di trading tra volatilità e rischi geopolitici
Per le prossime settimane, riteniamo che l’acquisto di opzioni call sui future WTI sia il modo più diretto per ottenere esposizione con rischio definito. La volatilità implicita sulle opzioni del greggio è già balzata da circa il 25% a quasi il 40% in pochi giorni e ci aspettiamo che salga ulteriormente. Guardiamo in particolare ai contratti di agosto e settembre con strike intorno a 78-80 dollari per catturare un potenziale movimento verso le resistenze tecniche.
Questa view rialzista è sostenuta anche da un mercato fisico in irrigidimento, non solo dalla paura. L’ultimo report dell’Energy Information Administration (EIA) ha mostrato un inatteso calo delle scorte di greggio di 3,8 milioni di barili, segnalando che la domanda sottostante è robusta. Con l’efficacia della revoca statunitense delle deroghe alle sanzioni iraniane dal 17 luglio, ci troviamo di fronte a una reale riduzione dell’offerta proprio mentre i premi assicurativi sulla navigazione vengono ricalibrati al rialzo.
Tuttavia, dobbiamo temperare l’entusiasmo con il quadro di domanda globale debole. I dati odierni sul CPI cinese sono risultati più morbidi delle attese, a 0,9% su base annua, confermando che il maggiore importatore mondiale fatica ancora sul fronte della spesa dei consumatori. Analogamente, il tono hawkish dei verbali della Federal Reserve rappresenta un vento contrario, poiché tassi più alti potrebbero rallentare l’economia e rafforzare il dollaro, rendendo il petrolio più costoso.
Di conseguenza, una semplice posizione long sui future comporta un rischio eccessivo di inversione improvvisa su notizie di pace o su dati macro deludenti. Preferiamo l’uso di strutture derivati come i bull call spread, ad esempio acquistando la call di agosto a 77 dollari e vendendo la call a 82 dollari. Questa strategia beneficia di un rally misurato, coerente con la visione attuale del mercato di un conflitto contenuto piuttosto che di una chiusura totale dello stretto come quella che a marzo ha spinto i prezzi a 113 dollari.
Storicamente, i periodi di tensione nello Stretto di Hormuz, come gli episodi di metà 2019, hanno portato a fasi prolungate di volatilità elevata più che a un rally lineare dei prezzi. Il nostro piano è mantenere queste posizioni rialziste finché il WTI resta sopra il livello di breakout a 72 dollari. Una chiusura giornaliera al di sotto di questo supporto indicherebbe che il premio geopolitico si sta attenuando e sarebbe il segnale per uscire da questi trade.
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