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Lo yen scivola mentre i verbali “hawkish” della Fed rafforzano il dollaro, spingendo l’USD/JPY oltre 162 tra rischi di intervento

by VT Markets
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Jul 9, 2026

Lo yen giapponese è sceso di oltre lo 0,26% contro il dollaro USA mercoledì, portando USD/JPY a 162,54 dopo aver toccato area 162,03. Il movimento ha seguito la pubblicazione dei verbali della riunione della Federal Reserve, in cui la maggior parte dei partecipanti ha ritenuto che “un ulteriore irrigidimento della politica sarebbe probabilmente giustificato”, pur sostenendo il mantenimento dei tassi invariati e descrivendo il mercato del lavoro come stabile. Alcuni partecipanti hanno inoltre delineato scenari in cui i prezzi potrebbero restare elevati, in parte collegati alla domanda di infrastrutture per l’IA, mentre le opinioni differivano sul fatto che la politica fosse restrittiva.

Il tono complessivo è stato misto dopo che Donald Trump ha adottato una linea più hawkish sull’Iran, fattore che ha sostenuto il dollaro e ha aiutato il Dollar Index USA a riconquistare quota 101,00. Le aspettative sui tassi indicavano una probabilità del 18% di un rialzo di 50 punti base a settembre, mentre le chance di un aumento di 25 pb erano vicine al 52%. Il rendimento del Treasury USA decennale è salito di 1,5 punti base a 4,569%, in linea con il rafforzamento di USD/JPY. La coppia si è mantenuta sopra 162,00, con 162,84 come soglia di breve; oltre tale livello, venivano indicati 163,00, quindi 165,00 e 170,00 come ulteriori livelli.

Prospettive di politica Fed e driver di mercato

Alla luce dell’impostazione hawkish emersa dagli ultimi verbali della Federal Reserve, ci aspettiamo che il dollaro USA continui a mostrare forza contro lo yen giapponese. I verbali hanno confermato che la maggior parte dei funzionari ritiene probabile la necessità di un ulteriore irrigidimento della politica per contrastare un’inflazione persistente. Di conseguenza, riteniamo opportuno posizionarsi per un potenziale rialzo di USD/JPY rispetto al livello attuale di 162,54 nelle prossime settimane.

Questa lettura è supportata dai recenti dati macroeconomici solidi negli Stati Uniti. Il report sull’occupazione di giugno ha mostrato un aumento robusto di 255.000 nuovi posti di lavoro non agricoli, mentre gli ultimi dati CPI pubblicati questa settimana indicano che l’inflazione headline resta “sticky” al 3,4%. Numeri che offrono alla Fed un mandato chiaro per valutare un ulteriore rialzo dei tassi.

Di conseguenza, osserviamo che i mercati dei derivati stanno ora prezzando una probabilità superiore al 75% di un rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione di settembre, secondo il CME FedWatch Tool. Si tratta di uno spostamento significativo rispetto a poche settimane fa e riflette una crescente convinzione del mercato sulla determinazione della Fed. Anche le probabilità di un intervento più ampio da 50 punti base sono aumentate fino a quasi il 20%.

L’ampliamento del differenziale dei tassi d’interesse rimane il driver principale per questa coppia valutaria. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito fino al 4,65% in risposta alle prospettive della Fed, mentre i titoli di Stato giapponesi decennali rendono meno dell’1,0%. Questo gap significativo rende la detenzione di dollari USA molto più appetibile rispetto allo yen.

Strategie di trading e divergenza di policy

Dal punto di vista operativo, riteniamo che l’acquisto di opzioni call su USD/JPY o la vendita di futures sul JPY sia la strategia più diretta. Una rottura netta sopra il massimo del 1° luglio a 162,84 aprirebbe il percorso verso l’area 165,00. Oltre tale livello, la soglia psicologica di 170,00 diventa un obiettivo plausibile di medio termine.

Sul lato opposto, la Bank of Japan ha poco margine per agire in modo aggressivo. Con l’inflazione core giapponese sotto il 2,0%, la BoJ difficilmente accelererà la normalizzazione della propria politica monetaria. Questa divergenza di policy continuerà a pesare in modo rilevante sullo yen.

Tuttavia, è necessario restare vigili rispetto al rischio di un intervento diretto sul mercato dei cambi da parte del Ministero delle Finanze giapponese. Come visto nel 2022 e nel 2024, le autorità diventano più esplicite e alla fine intervengono quando la svalutazione dello yen è percepita come troppo rapida. Un movimento verso 165,00 aumenterebbe sensibilmente la probabilità di intervento, con il rischio di una brusca inversione, probabilmente temporanea.

Anche le tensioni geopolitiche stanno favorendo il biglietto verde rispetto allo yen in questa fase. Il recente irrigidimento della retorica da parte del presidente Trump sull’Iran sta rafforzando lo status del dollaro USA come bene rifugio per eccellenza. Questa dinamica sta prevalendo sul ruolo tradizionale dello yen come valuta difensiva nei momenti di incertezza.

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