L’oro è sceso di oltre l’1,30% mercoledì, sotto pressione per un Dollaro USA più forte e rendimenti dei Treasury statunitensi in rialzo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo per porre fine alla guerra con l’Iran era “finito”. XAU/USD ha trattato a 4.059 dollari dopo aver toccato un minimo di quattro giorni a 4.021. I prezzi del petrolio sono balzati, con il WTI in rialzo di oltre il 3% a 74,50 dollari, mentre l’Indice del Dollaro USA (DXY) è salito dello 0,10% a 101,20. Il rendimento del T-note decennale è aumentato di quasi 8,5 punti base a 4,589% e gli swap implicavano 27 punti base di inasprimento della Federal Reserve (Fed) entro fine anno; per luglio, le quotazioni indicavano il 65% di probabilità di una pausa contro il 35% di una stretta, secondo Prime Terminal.
Bank of America ha tagliato del 14% la previsione sull’oro per il 2026 a 4.360 dollari, mantenendo però il livello di 5.000 dollari dopo il ciclo di inasprimento. Sul piano tecnico, l’oro è rimasto sotto 4.100 dollari, con livelli di ribasso individuati a 4.021, quindi 4.000, seguiti dal minimo da inizio anno (YTD) a 3.941 e dal minimo del 28 ottobre 2025 a 3.886. Le soglie al rialzo erano fissate a 4.250 e 4.300, con resistenze sulla SMA a 50 giorni a 4.372 e sulla SMA a 200 giorni a 4.491, mentre anche 4.500 resta nel mirino. I dati sulla domanda delle banche centrali citavano 1.136 tonnellate acquistate nel 2022, per un valore di circa 70 miliardi di dollari.
Venti contrari di breve periodo spingono l’oro al ribasso
Alla luce del brusco calo delle quotazioni dell’oro, riteniamo che nel brevissimo termine il percorso di minore resistenza sia verso il basso. Il rafforzamento del dollaro USA, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente e dal conseguente balzo dei prezzi del petrolio, rappresenta il principale vento contrario. Per ora, i flussi di capitale si stanno dirigendo verso il dollaro come bene rifugio, non verso l’oro.
Il rialzo del WTI oltre 74 dollari al barile sta riaccendendo i timori d’inflazione, incidendo direttamente sulla nostra strategia. Questo sostiene la valutazione di mercato di un ulteriore inasprimento della Federal Reserve, rendendo il dollaro e i Treasury USA più appetibili dell’oro, che non offre rendimento. I recenti dati dell’Energy Information Administration (EIA), che hanno mostrato un calo inatteso di 2,5 milioni di barili nelle scorte di greggio, aggiungono ulteriore pressione al rialzo sui prezzi del petrolio.
Con il rendimento del Treasury decennale che si avvicina a 4,60%, il costo-opportunità di detenere oro aumenta in modo significativo. L’ultimo report di giugno sull’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI), che ha mostrato un’inflazione core ancora ostinatamente elevata al 3,6% su base annua, non dà alla Fed alcun motivo per allontanarsi da un’impostazione restrittiva. Ci aspettiamo che i prossimi verbali della Fed rafforzino questo messaggio, dipendente dai dati e orientato al contenimento dell’inflazione.
Posizionamento tattico e istituzionale
Dal punto di vista tecnico, la formazione di una “death cross” sul grafico giornaliero conferma la nostra inclinazione ribassista per le prossime settimane. Consideriamo eventuali rimbalzi verso l’area di 4.100 dollari come un’opportunità per avviare posizioni short tramite contratti futures o per acquistare opzioni put. L’obiettivo principale di queste posizioni è il supporto psicologico a 4.000, con un obiettivo secondario al minimo da inizio anno a 3.941.
La recente attività sul mercato dei derivati supporta questa lettura, poiché abbiamo osservato un aumento significativo dell’open interest sulle opzioni put con strike a 4.000 e 3.950 con scadenza agosto. L’ultimo report Commitment of Traders (COT) della CFTC mostra inoltre che i fondi di managed money stanno riducendo l’esposizione net-long sull’oro. Questo indica che il sentiment istituzionale si sta allineando alla nostra impostazione ribassista.
Sebbene la previsione di Bank of America suggerisca potenziale di lungo periodo, il nostro focus immediato resta sui venti contrari attuali. Sarebbe necessaria una rottura decisa sopra 4.250 per neutralizzare la nostra view ribassista. Monitoreremo il report di giovedì sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per cogliere eventuali segnali di debolezza inattesa del mercato del lavoro che potrebbero modificare la traiettoria della Fed.
Dobbiamo anche riconoscere che gli acquisti delle banche centrali hanno fornito un “pavimento” di lungo periodo ai prezzi dell’oro, con i mercati emergenti che negli ultimi anni hanno aggiunto oltre 1.000 tonnellate all’anno alle riserve. Questa domanda sottostante è un fattore di supporto, ma difficilmente potrà prevalere sulla forte influenza di breve periodo esercitata dalla politica monetaria e da un dollaro USA forte. Di conseguenza, la consideriamo un elemento di contesto più che un segnale operativo immediato.
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