Le valute asiatiche si sono nel complesso indebolite rispetto al dollaro USA dalla riunione del FOMC del 18 giugno, mentre il biglietto verde e i rendimenti dei Treasury restano solidi e i mercati prezzano pienamente un ulteriore rialzo della Fed entro ottobre. Il report inquadra le prossime mosse nel mercato FX asiatico come più “country-specific”, con fondamentali domestici e azioni delle banche centrali destinati a determinare esiti divergenti anche a fronte del persistere delle pressioni esterne.
In Indonesia, la volatilità della rupia si è attenuata dopo che Bank Indonesia ha intensificato il supporto tramite rialzi dei tassi e rendimenti SRBI più elevati, anche se la valuta rimane sensibile all’aumento dei rendimenti USA. Il quadro interno si è indebolito: la manifattura è scesa in contrazione a giugno, le esportazioni sono diminuite del 5,8% su base annua e maggio ha registrato il maggiore deficit commerciale da aprile 2019, mentre l’inflazione è salita al 3,3% a/a, vicino alla parte alta del target di BI pari al 2,5%±1%. In Malaysia, gli sforzi di rimpatrio da parte di BNM hanno contribuito a limitare movimenti disordinati del ringgit, con le elezioni statali dell’11 luglio come focus di breve periodo. In Thailandia, l’inflazione è scesa al 2,4% a/a a giugno insieme al peggioramento dei rapporti sui crediti deteriorati, e la BOT dovrebbe mantenere i tassi all’1,0%, penalizzando il carry del baht. Il peso filippino deve confrontarsi con rallentamento della crescita, inflazione sopra il 6% e afflussi contenuti, mentre un ulteriore irrigidimento della BSP potrebbe aiutare.
Prospettive per le valute asiatiche nel contesto di un inasprimento della Fed
Dato il dollaro USA forte, prevediamo pressioni persistenti sulle valute asiatiche nelle prossime settimane. I mercati stanno ora prezzando un rialzo dei tassi della Federal Reserve entro fine luglio come pressoché certo, dopo l’ultimo dato sull’inflazione statunitense che ha mostrato un CPI core al 3,8%. Questo contesto, con il rendimento del Treasury decennale USA che si mantiene intorno al 4,50%, crea un quadro difficile per la regione.
Strategie e rischi specifici per Paese
In Indonesia, vediamo un braccio di ferro che influenza la rupia. Il recente rialzo dei tassi di Bank Indonesia al 6,75% ha effettivamente calmato la volatilità, ma il destino della valuta resta legato ai rendimenti USA. Raccomandiamo l’uso di opzioni, ad esempio acquistando call sul dollaro USA contro la rupia, per posizionarsi a fronte di un potenziale indebolimento senza sostenere l’elevato costo di carry derivante dallo short diretto sulla valuta.
Il ringgit malese affronta un rischio politico immediato che dovrebbe aumentare la volatilità. Con le elezioni statali ormai a pochi giorni, l’11 luglio, stiamo incorporando un premio per il rischio contenuto, poiché i sondaggi indicano una competizione serrata. Riteniamo prudente una strategia di straddle sulla coppia USD/MYR, in quanto beneficia di un movimento di prezzo significativo in entrambe le direzioni una volta chiariti i risultati elettorali.
Continuiamo a mantenere una view ribassista sul baht thailandese a causa del suo rendimento poco attraente. La Bank of Thailand non è in grado di alzare i tassi in linea con la Fed a causa della persistente debolezza economica, evidenziata da un rapporto debito delle famiglie/PIL che rimane sopra il 90%. Suggeriamo di entrare su contratti forward long su USD/THB per capitalizzare l’ampliamento del differenziale dei tassi d’interesse.
Il peso filippino, tuttavia, potrebbe mostrare una forza relativa rispetto ai Paesi vicini. Con un’inflazione che resta “sticky” al 5,5%, la banca centrale è probabilmente destinata a proseguire il ciclo di restrizione monetaria, fornendo supporto alla valuta. Un pair trade, andando long sul peso filippino contro il baht thailandese (long PHP/THB), appare interessante per sfruttare questa divergenza di politica monetaria.
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