L’US Dollar Index (DXY) ha mantenuto modesti guadagni mentre i mercati valutavano il rinnovato attrito tra Stati Uniti e Iran insieme al cambiamento delle aspettative sui tassi USA. Il DXY scambiava intorno a 101,20, segnando un massimo a quattro giorni, dopo che le notizie di scontri notturni e attacchi a navi commerciali nei pressi dello Stretto di Hormuz hanno alimentato timori su approvvigionamenti energetici e inflazione. Il greggio West Texas Intermediate (WTI) era intorno a 74,50 dollari al barile e, dopo l’ultimo balzo, risultava in rialzo di oltre l’8% da inizio settimana. Press TV iraniana ha dichiarato che Teheran chiuderà lo Stretto di Hormuz in caso di nuovi attacchi; alcune ricostruzioni hanno inoltre richiamato dichiarazioni del presidente USA Donald Trump su ulteriori strike e sull’isola di Kharg.
Anche il repricing dei tassi ha sostenuto il dollaro. Il CME FedWatch Tool mostrava che i mercati assegnavano una probabilità del 68% a un rialzo dei tassi a settembre, in aumento dal 58% del giorno precedente, mentre l’attenzione si spostava sui verbali del Federal Open Market Committee (FOMC) di giugno, attesi alle 18:00 GMT, per indicazioni sui prossimi passi della Federal Reserve. Secondo ING, i verbali dovrebbero rafforzare un tono hawkish, con un DXY visto in gran parte in range nel breve termine e rischi al rialzo verso 101,50-102,0.
Rischi geopolitici, inflazione e resilienza del dollaro
Vediamo l’US Dollar Index (DXY) mantenersi solido vicino a 104,50, mentre nuovi rischi geopolitici e dati d’inflazione ancora ostinati sostengono il biglietto verde. Le recenti riacutizzazioni che impattano le rotte di navigazione nel Mar Rosso stanno innescando una fuga verso la sicurezza, a beneficio del dollaro. Si tratta di una reazione classica del mercato, già osservata molte volte.
Le tensioni in corso hanno spinto il Brent sopra i 95 dollari al barile, ai massimi dell’anno. Questo aumento dei costi energetici è un tema rilevante, soprattutto dopo che il Consumer Price Index (CPI) del mese scorso è risultato più caldo delle attese al 3,8%, invertendo la precedente tendenza al raffreddamento. Questi fattori alimentano il timore che l’inflazione stia tornando a radicarsi.
Il mercato sta ora prendendo più sul serio l’impostazione hawkish della Federal Reserve. Secondo il CME FedWatch Tool, i trader prezzano una probabilità del 75% di un rialzo dei tassi di 25 punti base alla riunione di settembre 2026. Ci aspettiamo che i prossimi verbali FOMC confermino questa determinazione a combattere l’inflazione, lasciando poco spazio a sorprese dovish.
Implicazioni di trading e strategia
Per i trader di derivati, questo contesto suggerisce un aumento della volatilità in arrivo. Riteniamo che le opzioni sulle principali coppie valutarie come EUR/USD siano attualmente sottoprezzate, considerato il potenziale di movimenti bruschi innescati da interventi dei membri Fed o da titoli geopolitici. L’acquisto di call sul VIX potrebbe inoltre rappresentare una copertura prudente contro un più ampio evento risk-off.
Alla luce di questi driver, potremmo considerare un posizionamento per un’ulteriore forza del dollaro. L’acquisto di call sul DXY con strike 106,00 e scadenza settembre offre un modo chiaro per capitalizzare il trend rialzista. Storicamente, durante il ciclo di tightening 2022-2023, il dollaro ha mostrato periodi prolungati di forza in condizioni simili.
Questa strategia consente un significativo potenziale di rialzo qualora il rally del dollaro prosegua, definendo al contempo in modo chiaro il rischio. Tuttavia, un’improvvisa de-escalation delle tensioni all’estero o un dato macro sorprendentemente debole potrebbero innescare una brusca inversione. Per questo, l’utilizzo di opzioni anziché il trading diretto di future è l’approccio che raccomandiamo per gestire questo rischio binario.
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