La Reserve Bank of New Zealand ha alzato l’Official Cash Rate di 25 pb al 2,50% nel tentativo di riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%. Il comitato ha affermato che potrebbe essere necessario un ulteriore ritiro dello stimolo monetario, sottolineando al contempo che i prossimi dati, le dinamiche dei prezzi e l’andamento dell’attività economica orienteranno le decisioni future.
La riapertura parziale dello Stretto di Hormuz ha ridotto i prezzi globali di petrolio e petrolchimici, attenuando le pressioni inflazionistiche nel breve periodo, sebbene lo shock precedente sia ancora atteso pesare sulle prospettive. La ripresa della Nuova Zelanda era in corso ma ha perso slancio nel secondo trimestre, con lo shock petrolifero che ha colpito l’attività; la crescita è attesa in accelerazione nel terzo trimestre con il miglioramento della fiducia.
Prospettive di politica monetaria e attese di mercato
Consideriamo il recente rialzo dei tassi della Reserve Bank of New Zealand al 2,50% come un segnale chiaro dell’impegno a contrastare l’inflazione. Con gli ultimi dati sull’inflazione (CPI) del secondo trimestre che mostrano un livello ancora elevato e “appiccicoso” al 4,8%, il percorso di minore resistenza resta quello di un ulteriore irrigidimento della politica monetaria. Il mercato degli swap ora prezza almeno altri due rialzi da 25 punti base entro fine anno, suggerendo pressioni al rialzo sul tratto breve della curva dei rendimenti.
Questa impostazione “hawkish” dovrebbe continuare a sostenere il dollaro neozelandese, in particolare contro valute con banche centrali più “dovish”. Abbiamo visto NZD/USD spingersi verso la resistenza a 0,6500 e dati domestici superiori alle attese potrebbero fornire lo slancio per una rottura al rialzo. Il rendimento più elevato del kiwi lo rende sempre più interessante per strategie di carry trade.
Rischi, volatilità e sviluppi recenti
Tuttavia, occorre cautela rispetto alla debolezza citata nel trimestre di giugno, condizionata dal precedente shock petrolifero. I prossimi dati sul PIL del secondo trimestre saranno cruciali: un dato inferiore al consenso di crescita dello 0,1% potrebbe moderare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi. Questa incertezza suggerisce che acquistare volatilità sul NZD tramite opzioni, ad esempio con uno straddle, potrebbe essere una strategia prudente.
Il recente calo del WTI da oltre 95 dollari a circa 82 dollari al barile supporta l’idea che alcune pressioni inflazionistiche si stiano attenuando, giustificando l’approccio “data-dependent” della banca centrale. Ciò implica che le prossime pubblicazioni su occupazione e inflazione potrebbero innescare movimenti di mercato significativi. Di conseguenza, è opportuno prepararsi a una volatilità elevata sui future dei tassi a breve nelle prossime settimane.
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