EUR/USD ha ceduto terreno mercoledì, scivolando a 1,1405 durante gli scambi europei dopo un tentativo fallito in area 1,1430 e con tenuta appena sopra 1,1400. L’azione dei prezzi si è sviluppata mentre sono riemerse le ostilità che coinvolgono l’Iran, in seguito ai commenti del presidente statunitense Donald Trump secondo cui il cessate il fuoco è terminato e che il memorandum d’intesa non è più in vigore; sullo sfondo anche attacchi reciproci USA-Iran e la revoca dell’autorizzazione statunitense alla vendita di petrolio iraniano. Gli scambi sono rimasti contenuti, mentre il posizionamento è apparso prudente in vista della pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve.
Sul piano tecnico, la coppia si colloca sul limite inferiore di un canale ascendente che potrebbe evolvere in una “bearish flag”. Gli indicatori a quattro ore si sono indeboliti: il Relative Strength Index (14) sta scendendo verso 44, mentre il MACD è scivolato marginalmente sotto lo zero. Una rottura sotto 1,1400 sposterebbe l’attenzione sulla fascia 1,1325–1,1330 di fine giugno, con un obiettivo misurato appena sotto il minimo di fine maggio 2025 a 1,1210; la resistenza è vista a 1,1459 e 1,1475, quindi in area 1,1620.
Tensioni geopolitiche e sentiment di mercato
Riteniamo che l’incapacità dell’euro di mantenere i rialzi sopra 1,1430 sia un segnale di debolezza, soprattutto con il riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran che alimenta la ricerca di beni rifugio. In questi contesti il dollaro USA tende tipicamente a rafforzarsi, e il recente balzo del 4% dell’indice di volatilità (VIX) a 18,5 evidenzia un aumento dell’ansia sui mercati. Il rischio geopolitico è una delle ragioni principali per cui manteniamo cautela sull’euro nell’immediato.
L’attesa per i verbali della Fed di giugno sta inoltre creando un chiaro bias a favore del dollaro, poiché gli investitori si aspettano un tono più “hawkish” rispetto alla Banca Centrale Europea. Questo avviene mentre i recenti dati IFO sul clima d’affari in Germania per giugno 2026 sono scesi a 87,3, il livello più basso da oltre un anno, segnalando il persistere di venti contrari per l’economia dell’Eurozona. La divergenza di politica monetaria tra le due banche centrali sembra ampliarsi.
Strategia tecnica e outlook di rischio
La formazione in sviluppo di una “bearish flag” sui grafici è per noi un segnale forte per prepararci a una mossa al ribasso. Riteniamo che l’acquisto di opzioni put su EUR/USD sia il modo più diretto per posizionarsi su una rottura al di sotto del supporto critico a 1,1400. Questa configurazione tecnica suggerisce che il recente canale rialzista sia stato solo una pausa all’interno di un trend ribassista più ampio.
Storicamente, il dollaro USA ha beneficiato dei periodi di incertezza globale in quanto principale asset rifugio. Lo abbiamo visto durante le turbolenze del settore bancario nella primavera del 2023, quando il Dollar Index (DXY) è salito in modo significativo anche mentre la Fed si avvicinava alla fine del ciclo di rialzi. L’attuale situazione con l’Iran sta creando una dinamica simile che favorisce il mantenimento di posizioni in dollari.
Di conseguenza, valutiamo l’acquisto di opzioni put con strike intorno a 1,1350, con scadenza tra fine luglio e inizio agosto 2026. Questa strategia diventerebbe profittevole se la coppia dovesse rompere la principale area di supporto a 1,1325 menzionata nell’analisi tecnica. Il nostro target finale per questo movimento ribassista resta appena sotto 1,1210.
Guardando avanti, il linguaggio specifico dei verbali della Fed sarà cruciale per confermare questo scenario ribassista. Inoltre, monitoriamo con attenzione il prossimo report statunitense sui Non-Farm Payrolls, poiché un dato ancora robusto sopra il consenso di 200.000 probabilmente accelererebbe l’avanzata del dollaro. Qualsiasi escalation dei titoli geopolitici fungerà inoltre da catalizzatore per la nostra posizione.
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