Il conto corrente giapponese non destagionalizzato ha registrato a maggio un surplus di 3.968 miliardi di yen, al di sotto della previsione di mercato pari a 4.121,3 miliardi di yen. Lo scarto implica una delusione di 153,3 miliardi di yen rispetto alle attese.
L’ultima rilevazione si aggiunge alla serie di dati mensili sul saldo estero che gli operatori monitorano per ottenere segnali su flussi commerciali, proventi da redditi e quadro della bilancia dei pagamenti per lo yen. I mercati guarderanno alle prossime pubblicazioni per capire se la mancata corrispondenza alle stime rifletta movimenti temporanei di beni e servizi oppure un contributo più debole dei redditi primari.
Implicazioni per lo yen e i trend di mercato
Il surplus di conto corrente di maggio, inferiore alle attese, indica un indebolimento della domanda di yen giapponese. Ciò suggerisce che una quota minore di proventi esteri venga riconvertita nella valuta rispetto a quanto scontato dal mercato. Lo interpretiamo come un segnale fondamentalmente ribassista per il JPY nel breve termine.
Questo dato rafforza un trend più ampio che stiamo osservando, soprattutto mentre i costi delle importazioni energetiche restano elevati, con il WTI recentemente sopra i 95 dollari al barile. In aggiunta, il tono costantemente dovish della Bank of Japan rende l’ambiente sfidante per lo yen. La riluttanza della banca centrale a preannunciare un irrigidimento deciso della politica monetaria contrasta nettamente con quanto avviene nelle altre principali economie.
Posizionamento strategico e prospettive
Alla luce di questo scenario, ci posizioniamo per un’ulteriore debolezza dello yen contro il dollaro USA nelle prossime settimane. Riteniamo che l’acquisto di opzioni call a breve scadenza su USD/JPY offra un profilo rischio-rendimento favorevole per intercettare un potenziale movimento verso area 168,00. Questa strategia consente di sfruttare il momentum al rialzo definendo con chiarezza il rischio massimo.
Il driver principale resta l’ampio differenziale dei tassi: il Fed funds rate si attesta intorno al 3,5% mentre il tasso di policy della BoJ è vicino allo zero. Questo gap continua ad alimentare il carry trade, con investitori che si finanziano in yen per investire in valute a più alto rendimento. A inizio luglio 2026, questo vantaggio di rendimento del dollaro rappresenta una forza rilevante difficilmente destinata a invertirsi in tempi rapidi.
Abbiamo già visto questo copione, in particolare nel 2023-2024, quando una combinazione di ampi differenziali di tasso e un persistente deficit di conto corrente ha spinto USD/JPY sensibilmente più in alto. I dati storici mostrano che, in tali contesti, gli avvertimenti del Ministero delle Finanze su possibili interventi generano solo flessioni temporanee. Interpreteremmo eventuali cali come potenziali opportunità per incrementare posizioni long su USD/JPY.
Di conseguenza, il nostro focus sarà sfruttare la volatilità tramite le opzioni. Monitoreremo con attenzione i prossimi dati sull’inflazione USA: una lettura superiore alle attese rafforzerebbe lo scenario di una Fed “più alta più a lungo”, aggiungendo ulteriore carburante al rally di USD/JPY. I trader dovrebbero seguire anche la retorica dei funzionari giapponesi, ma riteniamo che saranno i fondamentali economici sottostanti a dettare la direzione del trend.
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