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Il Brent si avvicina a 76 dollari mentre gli USA colpiscono l’Iran e revocano una licenza petrolifera, tra timori per le spedizioni nello Stretto di Hormuz

by VT Markets
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Jul 8, 2026

L’Iran ha dichiarato di rispettare gli obblighi nello Stretto di Hormuz ai sensi del memorandum d’intesa di Versailles, dopo che alcuni proiettili hanno colpito un metaniere di gas naturale liquefatto (GNL) del Qatar e una petroliera saudita nel corridoio marittimo. Teheran ha inoltre collegato l’aumento del rischio a rotte di navigazione non coordinate con l’Iran o a unità che oscurano i transponder, respingendo al contempo l’accusa del Qatar relativa a un attacco contro una nave legata al Paese. Separatamente, un consigliere della Guida Suprema iraniana ha affermato che gli Stati Uniti indirizzeranno i colloqui verso il fallimento, attribuendo in anticipo la responsabilità di un eventuale stallo.

La risposta statunitense è arrivata tramite il Central Command, che ha riferito di aver avviato una serie di bombardamenti intensi contro l’Iran per punire gli attacchi al naviglio commerciale, definendo le azioni di Teheran una violazione del cessate il fuoco chiara e ingiustificata. L’amministrazione ha inoltre revocato la licenza che consentiva la vendita di greggio iraniano, combinando l’azione militare con un’irrigidimento della pressione finanziaria. Il Brent ha chiuso in rialzo di circa il 3% vicino a 74,00 dollari al barile e poi si è spinto verso 76,00 dollari nell’after hours dopo la decisione sulla licenza, anche se i prezzi restano prossimi ai minimi post-febbraio con il ritorno dell’offerta OPEC+ e l’ampliamento degli sconti sauditi. I trader monitorano possibili ritorsioni, una finestra di libero transito di 60 giorni in scadenza a metà agosto e l’eventuale peggioramento dei volumi di passaggio e dei premi per il rischio guerra.

La reazione del mercato riflette un premio d’incidente limitato

Riteniamo che il mercato stia prezzando uno scontro di entità contenuta, con il Brent che si avvicina ai 76 dollari al barile. Questo riflette un modesto “premio d’incidente”, non il “premio di chiusura” che seguirebbe un conflitto su vasta scala. Il livello attuale non incorpora pienamente il rischio di un’interruzione significativa dei quasi 21 milioni di barili che transitano ogni giorno attraverso lo Stretto di Hormuz.

Prospettive di volatilità e strategia di copertura

A nostro avviso la volatilità è sottoprezzata rispetto al rischio geopolitico. Il CBOE Crude Oil Volatility Index (OVX) è salito intorno a 45, ma resta lontano dai picchi oltre 60 registrati durante gli attacchi del 2019 alle infrastrutture saudite, che provocarono un’impennata storica dei prezzi. Considerato che circa il 20% dell’offerta petrolifera mondiale giornaliera è ora direttamente minacciata, la struttura dei prezzi delle opzioni appare eccessivamente compiacente.

La nostra strategia per le prossime settimane è acquistare call out-of-the-money a basso costo sul Brent con consegna settembre e ottobre 2026. Guardiamo in particolare a strike intorno a 85 o 90 dollari, che offrono un significativo potenziale rialzista qualora l’Iran reagisse o iniziasse a imporre commissioni di transito a metà agosto. È un modo a basso costo per posizionarsi su un evento di riprezzamento che il mercato più ampio sta attualmente scontando.

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