EUR/USD non è riuscito a sfruttare un mix favorevole di retorica della Banca centrale europea e segnali più deboli dal mercato del lavoro statunitense, scivolando invece da un massimo iniziale poco sotto 1,1450 fino a una chiusura a 1,1406, il livello di fine seduta più basso da mercoledì scorso. Le quotazioni di mercato continuano a propendere per un ulteriore rialzo dei tassi BCE di un quarto di punto quest’anno, attribuendo invece un peso pressoché nullo alla riunione del 23 luglio. Negli Stati Uniti, la media mobile a quattro settimane della variazione dell’occupazione ADP è scesa a 21.000 da 24.250, ma il presidente della Fed di New York ha aggiunto pochi elementi nuovi, lasciando i trader concentrati sui verbali del Federal Open Market Committee di mercoledì più che sulle correnti incrociate macro.
Le notizie in tarda serata dallo Stretto di Hormuz hanno innescato la mossa decisiva: forze iraniane hanno colpito tre navi commerciali e Washington ha risposto con raid di rappresaglia, mentre il Tesoro ha revocato l’alleggerimento delle sanzioni sulle esportazioni di greggio iraniano, concedendo alle controparti tempo fino al 17 luglio per chiudere le operazioni. Il Brent è salito di circa il 3% verso 76 dollari al barile, sostenendo il Dollaro per la domanda di beni rifugio e spingendo EUR/USD sotto 1,1410 in chiusura. Sullo sfondo, l’inflazione CPI USA al 4,2% a maggio, massimo da tre anni, e la decisione FOMC di giugno di lasciare i tassi al 3,75% all’unanimità, insieme a una proiezione mediana per il 2026 al 3,8%; i futures implicano circa tre probabilità su quattro di una pausa il 29 luglio, mentre le richieste di sussidio di disoccupazione sono viste a 218.000 contro 215.000 in precedenza.
Persistente debolezza dell’Euro nonostante una BCE hawkish e dati sull’inflazione
Stiamo osservando l’Euro incapace di rimbalzare anche su notizie apparentemente positive, come i commenti hawkish della BCE. Nonostante la recente inflazione core dell’Eurozona resti sopra il target al 2,9%, il mercato sta in larga misura ignorando la linea dura della banca centrale. Questo indica che è in atto un sentiment ribassista più profondo, che rende rischioso comprare questi piccoli movimenti di rialzo.
La vera storia è il flusso di acquisti di dollari come bene rifugio, alimentato dalle nuove tensioni nello Stretto di Hormuz. Con il Brent che di recente è tornato a spingersi oltre 85 dollari al barile, osserviamo un impatto diretto sulle aspettative d’inflazione globale e sulla propensione al rischio. È un classico contesto risk-off che storicamente favorisce il dollaro rispetto all’euro.
Questo balzo dei prezzi energetici alimenta direttamente i timori di un’inflazione statunitense persistente, che di recente ha registrato un 3,5% superiore alle attese nell’ultimo mese. L’abbiamo già visto: shock energetici costringono la Federal Reserve a mantenere una politica più restrittiva più a lungo del previsto. Pertanto, ogni dollaro aggiunto al prezzo di un barile di petrolio è un ulteriore argomento a favore di un rinvio di eventuali tagli dei tassi da parte della Fed.
Posizionamento di mercato e rischi al ribasso in vista dei verbali FOMC
I verbali FOMC in arrivo sono ora l’evento principale, e cercheremo indicazioni su come il Comitato bilancia un’inflazione alimentata dall’energia con un mercato del lavoro in raffreddamento. I Fed funds futures attualmente prezzano solo circa il 30% di probabilità di un rialzo entro settembre, quindi un tono hawkish potrebbe riprezzare rapidamente queste probabilità. Questa pubblicazione definirà la direzione del dollaro nelle prossime settimane.
Dato l’aumento dell’incertezza, riteniamo sensato acquistare protezione al ribasso sull’Euro tramite il mercato delle opzioni. La volatilità implicita sulle opzioni EUR/USD è aumentata, ma potrebbe essere ancora contenuta rispetto al rischio di un movimento brusco verso area 1,1300. Dovremmo considerare put o strategie put spread per posizionarci su un potenziale retest dei minimi di giugno.
La nostra impostazione resta ribassista finché l’Euro rimane sotto la resistenza a 1,1450, che ha agito da solido “tetto”. Il percorso di minore resistenza appare verso il basso, con primi obiettivi a 1,1350 e poi il supporto in prossimità di 1,1300. Solo una de-escalation significativa nel Golfo o un messaggio sorprendentemente dovish da parte della Fed ci indurrebbero a riconsiderare questa view.
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