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Il premio di rischio geopolitico sul greggio si attenua mentre l’OPEC+ aumenta la produzione e l’offerta USA accelera, mettendo sotto pressione i prezzi al ribasso

by VT Markets
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Jul 7, 2026

Il WTI ha cancellato il premio di guerra nelle ultime tre settimane e scambia intorno a 68,50 dollari, mentre il Brent è vicino a 72,00 dollari; entrambi si collocano un paio di dollari sopra i livelli pre-bellici e sono quasi il 40% sotto i massimi di marzo. Dopo un accordo provvisorio del 17 giugno tra Washington e Teheran, le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz si sono normalizzate e l’azione dei prezzi si è compressa con l’attenuarsi del premio per il rischio. Il differenziale Brent–WTI si è stabilizzato intorno a 3,50 dollari, tornando a riflettere dinamiche di nolo e qualità.

OPEC+ ha concordato un aumento delle quote di agosto di 188 mila bpd, estendendo un ripristino pianificato di 940 mila bpd dall’inizio del conflitto, anche mentre la produzione del Golfo continua a recuperare dopo perdite di circa 6 milioni di bpd al picco delle interruzioni. Gli EAU sono usciti dal sistema delle quote, mentre gli Stati Uniti stanno assorbendo un rilascio di 172 milioni di barili dalle SPR e l’offerta domestica ha toccato un record vicino a 14 milioni di bpd a maggio. La curva del Brent è passata in contango, con lo spread a sei mesi intorno a -56 centesimi, e l’OPEC ha tagliato la previsione di crescita della domanda per il 2026 sotto 1 milione di bpd. I prossimi test includono le scorte EIA mercoledì alle 14:30 GMT, i verbali del FOMC alle 18:00 GMT e una riunione OPEC+ il 2 agosto; i livelli chiave includono resistenze a 70,00 e 72,00 dollari per il WTI, 74,00 dollari per il Brent, e supporti a 67,50, 65,00 e sui minimi di febbraio in area 62,00 dollari per il WTI e 66,50 dollari per il Brent.

Cambiamenti fondamentali tra offerta e domanda

Osserviamo che il premio di guerra è completamente evaporato dai prezzi del greggio, riportando il WTI vicino alla base di febbraio intorno a 68,50 dollari. Il mercato non prezza più la paura geopolitica, ma è ora costretto a confrontarsi con i fondamentali di domanda e offerta. Per noi, questo implica che il percorso di minore resistenza è ora al ribasso.

L’offerta sta aumentando da più direzioni, esercitando pressione discendente sui prezzi. I dati recenti mostrano che la compliance di OPEC+ alle quote di produzione è peggiorata, mentre alcuni membri chiave aumentano l’output per guadagnare quote di mercato. Questo avviene mentre gli Stati Uniti continuano a rilasciare barili dalla Strategic Petroleum Reserve e la produzione domestica resta vicino ai massimi storici, quasi 14 milioni di barili al giorno.

Allo stesso tempo, i segnali di domanda si indeboliscono, soprattutto dai principali consumatori. I più recenti dati PMI manifatturieri dalla Cina sono scesi sotto 50, indicando una contrazione dell’attività industriale e quindi minori consumi energetici. Negli Stati Uniti, pur con un mercato del lavoro stabile, un lieve aumento del tasso di disoccupazione al 4,1% sta spingendo gli analisti a ridurre le stime sulla domanda di guida estiva di picco.

Posizionamento di mercato e prospettive

Il mercato dei futures conferma questa lettura ribassista, con la curva del Brent ormai saldamente in contango. Il contratto di dicembre 2026 tratta con un premio di oltre 1,00 dollaro rispetto al front-month, il che implica che il mercato ci paga per stoccare petrolio. È un segnale chiaro di eccesso di offerta nel breve termine e di assenza di acquirenti immediati.

Alla luce di ciò, consideriamo ogni rimbalzo verso l’area 70,00 dollari sul WTI come un’opportunità per impostare posizioni ribassiste. L’acquisto di opzioni put con strike sotto 67,00 dollari potrebbe offrire un modo a basso costo per beneficiare di un potenziale scivolone verso i minimi di febbraio vicino a 62,00 dollari. La vendita di call out-of-the-money o l’impostazione di bear call spread sopra la resistenza a 72,00 dollari è un’altra strategia per generare reddito mantenendo un bias negativo.

Il report settimanale sulle scorte EIA di mercoledì è un catalizzatore chiave, soprattutto dopo che la scorsa settimana ha mostrato un inatteso aumento di 3,1 milioni di barili. Un ulteriore incremento significativo confermerebbe il surplus di offerta e probabilmente spingerebbe i prezzi sotto i supporti recenti. Anche il tono hawkish dell’ultima riunione della Federal Reserve sostiene un dollaro USA forte, che rappresenta un vento contrario diretto per i prezzi del petrolio.

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