Il posizionamento affollato sui bond dell’America Latina ha iniziato a riassorbirsi, mentre il rialzo dei rendimenti USA spinge a una riprezzatura domestica del rischio sui tassi reali. A fine giugno, l’indicatore dei flussi mensili “smoothed” è tornato in territorio negativo per la prima volta in due mesi, mentre un posizionamento FX tirato lascia i mercati obbligazionari più sensibili ai rendimenti esposti a ulteriori aggiustamenti. Tra i catalizzatori di policy e politici: Perù, Messico e sviluppi legati all’USMCA.
I dati sui flussi suggeriscono una rotazione all’interno della regione più che disinvestimenti generalizzati: i flussi azionari si stanno spostando verso l’area degli acquisti netti dopo un maggio particolarmente debole. Poiché gli afflussi in equity presentano tipicamente rapporti di copertura FX strutturalmente più bassi, lo spostamento non modifica la visione tattica costruttiva della banca sul carry latinoamericano, espressa attraverso le valute regionali. La banca centrale del Perù dovrebbe lasciare invariati i tassi questa settimana, anche se l’inflazione resta sopra il target e permane un bias hawkish finché la Fed non offrirà un cambio di direzione più chiaro.
Deflussi dai bond e rotazione di portafoglio in America Latina
Stiamo osservando lo smontaggio di un trade molto affollato sui bond dell’America Latina, un rischio che segnaliamo da tempo. Il recente rialzo del rendimento del Treasury decennale USA, salito oltre il 3,85% per la prima volta dalla fine del 2025, sta imponendo una riprezzatura del rischio. I dati di fine giugno hanno confermato il cambio di passo, segnando la prima volta in due mesi in cui i flussi mensili “smoothed” verso i bond della regione sono diventati negativi.
Considerato il posizionamento valutario eccessivamente levereggiato collegato a questi bond, i mercati del debito regionali restano vulnerabili a ulteriori pressioni di vendita. I dati di giugno 2026 hanno mostrato un ritiro netto di 4 miliardi di dollari dai fondi obbligazionari regionali, il maggiore deflusso mensile dell’anno. Per i trader, ciò suggerisce che potrebbe essere il momento di valutare put protettive sui principali ETF obbligazionari latinoamericani o di avviare posizioni short sui rispettivi futures.
Tuttavia, questo non indica un arretramento generalizzato dalla regione, bensì una rotazione. Il capitale in uscita dai bond sembra spostarsi verso le azioni latinoamericane, che stanno appena tornando a registrare acquisti netti dopo un maggio molto debole. La rotazione verso l’equity, tipicamente meno coperto dal rischio cambio da parte degli investitori esteri, fornisce un supporto di fondo alle valute locali.
Fattori di supporto per le valute dell’America Latina
Questa dinamica rafforza la nostra visione costruttiva sui carry trade latinoamericani, espressi al meglio attraverso le valute. Il peso messicano ha mostrato una resilienza marcata, tenendo contro il dollaro anche mentre i bond regionali arrancavano. Vediamo opportunità nell’utilizzo di futures o call option per costruire posizioni long su valute come peso (MXN) o real brasiliano (BRL).
I driver di politica economica e politici, in particolare in Messico, sono centrali per questa impostazione. La tenuta dell’accordo commerciale USMCA continua ad alimentare l’economia export del Messico, con dati recenti che indicano un aumento del 5% su base annua delle esportazioni manifatturiere verso gli Stati Uniti. Il trend di near-shoring fornisce un solido supporto fondamentale agli asset messicani.
Guardando avanti, la politica delle banche centrali sarà determinante: la banca centrale del Perù è attesa mantenere il tasso di riferimento al 6,0% questa settimana. L’impostazione hawkish, volta a contenere un’inflazione ancora sopra il target, sostiene l’appeal della valuta in ottica carry. Storicamente, le banche centrali regionali che mantengono tassi elevati mentre il percorso della Federal Reserve resta incerto tendono a vedere le proprie valute sovraperformare.
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