Il greggio Brent ha registrato il primo rialzo settimanale in quasi un mese, con il contratto front-month in chiusura a +0,18% a 72,12 dollari al barile. Tuttavia, i prezzi sono poi finiti sotto pressione dopo che i movimenti delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz sono proseguiti e l’OPEC+ ha concordato di allentare i tagli all’offerta di 188.000 barili/giorno da agosto. Il contesto include anche i continui attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere russe, che aumentano l’incertezza sulla logistica dell’export più che sulla sola produzione.
L’Iran ha indicato che introdurrà “commissioni di servizio” sulle navi in transito a Hormuz attraverso le sue acque territoriali una volta scaduto un periodo negoziale di 60 giorni, attivato dalla firma di un memorandum d’intesa Iran–USA. Le misure potrebbero creare prezzi e condizioni di accesso differenziati in base all’allineamento geopolitico, con Stati Uniti e Cina come principali poli e Iran ed Emirati Arabi Uniti schierati su fronti opposti. L’articolo è stato realizzato con l’assistenza di uno strumento di IA e revisionato da un editor.
Volatilità e opportunità nel mercato del petrolio
Nel mercato del petrolio vediamo segnali contrastanti che creano opportunità. La decisione dell’OPEC+ di aumentare l’offerta a partire da agosto normalmente suggerirebbe prezzi più bassi. Tuttavia, con le interruzioni in corso nel Golfo Persico e in Ucraina, portare quel petrolio sul mercato resta la vera sfida.
Questo braccio di ferro tra annunci sull’offerta e rischi di approvvigionamento fisico implica che dovremmo negoziare la volatilità, non la direzione. Il Cboe Crude Oil Volatility Index (OVX) è già salito di oltre il 15% nelle ultime due settimane di giugno, toccando 45 mentre cresce l’incertezza. Riteniamo che strategie come l’acquisto di straddle sui futures Brent possano performare bene, poiché diventa più probabile un significativo movimento dei prezzi.
Spostamenti geopolitici e frammentazione del prezzo del petrolio
Il principale catalizzatore da monitorare è il piano dell’Iran di addebitare “commissioni di servizio” per il passaggio nello Stretto di Hormuz. La scadenza è in rapido avvicinamento a metà agosto e appare chiaro che condizioni favorevoli saranno offerte alla Cina e ai suoi alleati. Questo creerà una spaccatura formale nel mercato petrolifero globale, chiudendo l’era di un unico prezzo per tutti.
Questa divergenza sta già emergendo negli spread di prezzo tra i benchmark. Il premio del Brent sul West Texas Intermediate (WTI) si è ampliato oltre i 7 dollari, un divario che non si vedeva dalle interruzioni delle spedizioni di inizio 2025. Ci aspettiamo che questo spread si allarghi ulteriormente man mano che i rischi geopolitici per il petrolio trasportato via mare vengono incorporati nei prezzi.
In sostanza, ci stiamo preparando a un ritorno a una struttura di mercato simile a quella degli anni ’70, con sistemi di prezzo diversi per diversi blocchi geopolitici. Il prezzo che si paga per il petrolio dipenderà sempre più da quale schieramento si fa parte. Questa frammentazione è il trend più importante su cui posizionarci nelle prossime settimane.
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