Il West Texas Intermediate (WTI) ha esteso i rialzi per il terzo giorno consecutivo, scambiando intorno a 69,00 dollari al barile nelle ore asiatiche di lunedì, ma il greggio è rimasto vicino ai minimi degli ultimi quattro mesi mentre il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz si stabilizzava. Dopo che diversi tanker avevano effettuato deviazioni inspiegabili sabato, le rotte di navigazione attraverso il “chokepoint” erano tornate alla normalità entro domenica, riducendo i premi per il rischio legati alla sicurezza. Allo stesso tempo, sono riemerse le aspettative di ulteriori barili sul mercato, riaccendendo i timori di un eccesso di offerta globale.
L’OPEC+ ha approvato un aumento della produzione di 188.000 barili al giorno per il prossimo mese, guidato da Arabia Saudita e Russia, mentre Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno spinto le esportazioni fisiche verso livelli prossimi a quelli pre-bellici, anche se alcuni aumenti pianificati sono stati limitati da interruzioni collegate alle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. Separatamente, Reuters ha riportato che l’Iran è in trattative con aziende giapponesi per riprendere le vendite di greggio nell’ambito di una deroga temporanea alle sanzioni statunitensi. La deroga dura 60 giorni, è stata concessa il 22 giugno e scadrà il 21 agosto; tre acquirenti giapponesi stanno valutando acquisti che sarebbero i primi dal 2019.
Dinamiche del mercato petrolifero: offerta contro rischio geopolitico
Vediamo l’attuale mercato petrolifero come un tiro alla fune tra fondamentali dell’offerta ribassisti e rischi geopolitici rialzisti. Con il WTI vicino ai minimi di quattro mesi attorno a 69 dollari, il recente aumento della produzione OPEC+ segnala un mercato ben rifornito. Tuttavia, il CBOE Crude Oil Volatility Index (OVX) è salito a 38,5, riflettendo una profonda incertezza sulla stabilità nello Stretto di Hormuz.
L’evento principale da monitorare è la scadenza, il 21 agosto, della deroga alle sanzioni USA per l’Iran. Questa data crea un esito binario chiaro per l’offerta, rendendo interessanti posizioni long sulla volatilità. Stiamo valutando l’acquisto di straddle su opzioni di settembre, che beneficerebbero di un movimento significativo dei prezzi in entrambe le direzioni dopo la decisione sulla deroga.
Scenari ribassisti e rialzisti: implicazioni per i prezzi del petrolio
Sul fronte ribassista, i dati recenti supportano i timori di un eccesso di offerta, che spingerebbe i prezzi più in basso se la deroga all’Iran venisse estesa. L’ultimo rapporto dell’Energy Information Administration (EIA) ha mostrato un inatteso aumento delle scorte di 2,1 milioni di barili, in controtendenza rispetto alle attese del mercato per un calo. La situazione richiama il crollo dei prezzi visto a fine 2024, dopo una serie analoga di aumenti produttivi OPEC+ che inizialmente avevano superato la crescita della domanda.
Al contrario, lo scenario rialzista è sostenuto da rischi concreti in Medio Oriente, che si amplificherebbero se i barili iraniani venissero rimossi dal mercato. I premi assicurativi per il rischio guerra sui tanker nello Stretto di Hormuz sono stati aumentati di nuovo la scorsa settimana, arrivando a costare uno 0,2% aggiuntivo del valore della nave, segnale che gli operatori marittimi percepiscono una minaccia reale di interruzioni. Ciò suggerisce che un mancato rinnovo della deroga all’Iran potrebbe far impennare i prezzi, poiché l’offerta si restringerebbe immediatamente.
Pertanto, la nostra strategia iniziale è mantenere queste posizioni sulla volatilità per tutto luglio e l’inizio di agosto. Avvicinandoci alla scadenza del 21 agosto, monitoreremo i segnali diplomatici da Washington e Teheran. In base al flusso di notizie, potremo rendere le posizioni più direzionali, puntando a catturare un movimento sostenuto.
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