Lo yen è rimbalzato giovedì dai minimi di quattro decenni, mentre un dato più debole sui Nonfarm Payrolls USA di giugno ha indebolito il dollaro e aumentato il rischio di intervento, spingendo USD/JPY verso la prima flessione settimanale in otto settimane. Secondo alcune indiscrezioni, Tokyo potrebbe smettere di preannunciare le operazioni, aumentando le probabilità di un’azione a sorpresa mentre la liquidità si assottiglia per le condizioni legate all’Independence Day negli Stati Uniti. All’inizio di quest’anno, condizioni di mercato simili hanno preceduto movimenti che hanno riportato la coppia da sopra 160,00 verso 155,00.
La politica dei tassi giapponese non ha invertito la debolezza dello yen: il tasso di policy della Bank of Japan è all’1,00%, il livello più alto dal 1995, ma un differenziale di circa 275 punti base rispetto alla Federal Reserve continua a sostenere il carry trade. Le operazioni della primavera hanno temporaneamente spinto USD/JPY al ribasso, ma in seguito la coppia è risalita verso massimi vicino a 163,00. Negli USA, le buste paga sono aumentate di 57 mila unità contro attese intorno a 110 mila; il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2% mentre il tasso di partecipazione è calato al 61,5%. La settimana prossima prevede l’ISM servizi lunedì alle 14:00 GMT, i verbali del FOMC mercoledì alle 18:00 GMT e le richieste di sussidio di disoccupazione giovedì, con resistenze a 162,50 e 163,00 e supporto a 160,00 insieme a 158,50 e alla EMA 200 intorno a 157,00.
Rischio di intervento da Tokyo e indebolimento del dollaro
Il cambiamento più rilevante per noi è che Tokyo ora sembra disposta a intervenire senza alcun segnale di avvertimento. Questo è particolarmente rischioso oggi, 3 luglio, con i mercati statunitensi che riducono gli scambi in vista della festività dell’Independence Day, amplificando l’impatto di qualunque potenziale operazione. Riteniamo che la probabilità di un calo improvviso e marcato di USD/JPY sia la più alta dell’intero anno.
Il supporto fondamentale del dollaro si sta indebolendo nel peggior momento possibile. Il recente rapporto sui Nonfarm Payrolls ha confermato un raffreddamento del mercato del lavoro con appena 57.000 nuovi posti in giugno, e gli ultimi dati sull’inflazione Core PCE si mantengono su un livello gestibile del 2,6%. Questo non dà alla Federal Reserve motivi per mantenere una postura aggressiva (hawkish), rimuovendo un pilastro chiave che sosteneva il dollaro.
Cambiamento delle dinamiche di trading e outlook di strategia
Questo scenario in evoluzione sta modificando l’intera dinamica dell’operazione. Pur con un differenziale dei tassi ancora ampio, i mercati dei futures ora prezzano una probabilità superiore al 70% di un taglio dei tassi Fed entro settembre, il che inizierà a erodere l’appeal del carry trade. La motivazione di profitto di lungo periodo nel mantenere posizioni long su USD/JPY si sta quindi riducendo.
Per la nostra strategia sui derivati, ciò significa che la volatilità implicita è probabilmente troppo bassa, considerando il rischio elevato di un movimento improvviso. Vediamo valore nell’acquisto di put su USD/JPY o nell’impostazione di put spread per posizionarsi in vista di una possibile rottura sotto il supporto cruciale di 160,00. Anche la vendita di opzioni call con strike sopra la resistenza di 162,50 offre un profilo rischio/rendimento favorevole.
Quota 160,00 è ora il punto di pivot che determinerà il trend delle prossime settimane. Evitiamo di aggiungere nuove posizioni long, poiché il rischio di essere colpiti da un intervento “flash” supera di gran lunga i rendimenti in diminuzione del carry trade. Il percorso di minore resistenza, per ora, si è spostato al ribasso.
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