Le entrate fiscali dell’Argentina sono diminuite a giugno a 20.017 miliardi, in calo rispetto ai 21.513 miliardi del mese precedente. La flessione mese su mese indica un afflusso più debole nelle casse del Tesoro rispetto a maggio.
Il dato segnala un arretramento della raccolta complessiva nel periodo, con giugno che registra un totale inferiore alla lettura precedente. Non è stata fornita alcuna ulteriore scomposizione delle componenti insieme al dato principale.
Implicazioni per la valuta e le azioni argentine
Interpretiamo il calo mese su mese del gettito fiscale argentino come un chiaro segnale di rallentamento dell’attività economica. Questa delusione sul fronte della riscossione esercita una pressione immediata sui piani di consolidamento fiscale del governo e suggerisce che lo slancio positivo visto all’inizio dell’anno potrebbe stare perdendo forza.
Questo sviluppo rafforza il nostro orientamento ribassista sul peso argentino nelle prossime settimane. Il governo potrebbe dover ricorrere a maggiore emissione monetaria o a nuove emissioni di debito, entrambe dinamiche negative per la valuta. Ci posizioniamo di conseguenza valutando posizioni corte su contratti future ARS/USD.
Per i mercati azionari, il dato indica un aumento del rischio di downside per l’indice Merval. Stiamo valutando l’acquisto di opzioni put sull’ETF Global X MSCI Argentina ($ARGT) come modalità diretta per coprirsi o per speculare su un possibile ribasso. Il peggioramento del quadro fiscale difficilmente sarà accolto favorevolmente dagli investitori.
Volatilità in aumento, pressioni esterne e rischi di mercato
L’incertezza è ora il tema dominante, e ci aspettiamo quindi una volatilità più elevata. Dati recenti mostrano che i credit default swap (CDS) a 5 anni dell’Argentina si sono già allargati oltre i 1.500 punti base, riflettendo l’aumento del rischio. In questo contesto, strategie che beneficiano delle oscillazioni dei prezzi, come long straddle sui principali titoli argentini, appaiono sempre più interessanti.
La situazione è aggravata da fattori esterni che di recente sono diventati più evidenti. I prezzi globali della soia, una fonte cruciale di entrate da dazi all’export per l’Argentina, sono scesi di oltre il 10% nell’ultimo trimestre. Questa pressione esterna si somma al rallentamento interno evidenziato dai dati sulla riscossione fiscale.
Storicamente, i periodi di tensione fiscale in Argentina hanno portato a improvvisi cambiamenti di politica economica e a dislocazioni di mercato. Con l’inflazione mensile tornata a salire leggermente a giugno 2026 al 5,5%, dopo un calo costante, il margine di errore si sta riducendo. Riteniamo che la volatilità implicita sul mercato delle opzioni sia attualmente troppo bassa alla luce di questi rischi convergenti.
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