L’oro (XAU/USD) è salito a circa 4.045 dollari nelle prime ore di contrattazioni asiatiche di giovedì, rimbalzando da un minimo di quasi sette mesi, mentre i mercati assimilavano i commenti del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh e attendevano i dati sull’occupazione USA di giugno, in uscita più tardi in giornata. Intervenendo mercoledì al forum annuale della Banca Centrale Europea in Portogallo, Warsh ha affermato che le aspettative d’inflazione si sono moderate nell’ultimo mese e ha ribadito l’attenzione della Fed al ripristino della stabilità dei prezzi, un messaggio che i mercati hanno interpretato come una riduzione della probabilità di un rialzo dei tassi nel breve periodo. Un tono meno “falco” ha sostenuto il metallo privo di rendimento grazie a un Dollaro USA (USD) più debole e a rendimenti obbligazionari più bassi.
L’oro ha inoltre trovato supporto dagli sviluppi nei colloqui USA-Iran. Il Qatar ha dichiarato mercoledì che i negoziatori statunitensi e iraniani hanno compiuto “progressi positivi” su questioni legate a un memorandum d’intesa e hanno concordato di proseguire le discussioni, mentre il vicepresidente USA JD Vance ha affermato che i colloqui a Doha “stanno andando bene” e che le discussioni sul nucleare inizieranno a breve. Separatamente, secondo il World Gold Council, nel 2022 le banche centrali hanno aggiunto alle riserve 1.136 tonnellate d’oro per un controvalore di circa 70 miliardi di dollari, il maggiore acquisto annuale da quando esistono le registrazioni.
Reazione del mercato e strategie di trading
Con l’oro a 4.045 dollari, vediamo un mercato che reagisce a una Federal Reserve meno aggressiva. I commenti recenti suggeriscono che i policymaker non hanno fretta di alzare i tassi, riducendo l’attrattiva di detenere dollari e obbligazioni USA. Per le prossime settimane, riteniamo prudente acquistare opzioni call o aprire posizioni lunghe sui futures per sfruttare questo slancio.
Ora l’attenzione si sposta sul rapporto sull’occupazione USA in uscita oggi, 2 luglio. Un dato sui nuovi posti di lavoro più debole delle attese, magari sotto il consenso di 160.000, rafforzerebbe probabilmente l’approccio attendista della Fed e spingerebbe l’oro al rialzo. Ci prepariamo a un aumento della volatilità attorno alla pubblicazione, valutando strategie come gli straddle, che beneficiano di un ampio movimento di prezzo in entrambe le direzioni.
Quadro macro più ampio e supporto istituzionale
Il quadro macroeconomico più ampio sostiene una visione rialzista sull’oro. I dati più recenti mostrano che l’inflazione Core PCE, la misura preferita dalla Fed, è scesa al 2,6%, riducendo la pressione per ulteriori rialzi dei tassi. Questo trend persistente rende più interessante, nel medio termine, la detenzione di un asset privo di rendimento come l’oro.
Osserviamo inoltre un forte sostegno di fondo da parte degli operatori istituzionali. L’ultimo report Commitment of Traders indica che le posizioni nette lunghe speculative sui futures dell’oro sono sui massimi degli ultimi sei mesi, segnalando un solido sentiment rialzista. Inoltre, le banche centrali hanno continuato gli acquisti in modo aggressivo, con un incremento netto di 290 tonnellate nel primo trimestre del 2026, creando un “pavimento” robusto sotto il mercato.
Sebbene le notizie positive dai colloqui USA-Iran possano creare qualche vento contrario riducendo la domanda di bene rifugio, il principale driver per l’oro resta il dollaro USA. L’US Dollar Index si è indebolito dell’1,5% nelle ultime due settimane, mentre il mercato prezza potenziali tagli dei tassi più avanti nel corso dell’anno. Finché questa tendenza prosegue, ci aspettiamo che eventuali cali del prezzo dell’oro vengano interpretati come opportunità di acquisto.
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