L’oro (XAU/USD) è salito di quasi il 2% mercoledì a 4.083 dollari, dopo il rimbalzo da 3.960, nonostante il Dollaro USA sia rimasto tonico e i rendimenti dei Treasury si siano mantenuti su livelli elevati. L’indice DXY segnava +0,18% a 101,35, mentre il rendimento del T-note USA a 10 anni era invariato al 4,465%. I dati USA hanno fornito segnali contrastanti: la variazione dell’occupazione ADP di giugno è risultata pari a 98mila contro 122mila di maggio e 113mila attesi, mentre i tagli annunciati (Challenger) sono scesi del 53% da 97.006 a 45.849; i datori di lavoro hanno annunciato 443.604 tagli, il 40% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’ISM manifatturiero è sceso a 53,3 rispetto a maggio ed è risultato sotto il 54 atteso, anche se l’indice dei Prezzi Pagati è calato a 73 da 82,1.
I premi per il rischio geopolitico si sono ridotti dopo un MOU tra USA e Iran, con la ripresa dei colloqui a Doha sullo Stretto di Hormuz e una cornice di 60 giorni per le discussioni sul nucleare. L’attenzione si sposta ai Nonfarm Payrolls di giovedì, attesi a 110mila, con il tasso di disoccupazione visto stabile al 4,3%. Sul piano tecnico, l’oro resta sotto pressione sotto 4.100 dollari; i livelli di upside includono 4.220 e una resistenza in area 4.280–4.300, quindi la media mobile a 50 giorni a 4.425, mentre i supporti si collocano a 3.941, poi 3.900, 3.886 e 3.500.
Outlook sulla volatilità e focus operativo
Ci posizioniamo per una volatilità significativa, poiché l’oro è stretto tra un dollaro forte e segnali di raffreddamento dell’economia. Il debole dato ADP sull’occupazione a 98mila ha amplificato l’importanza dei Nonfarm Payrolls (NFP) ufficiali di domani. Questa pubblicazione NFP probabilmente determinerà la direzione per le prossime settimane.
Sebbene la Fed resti pubblicamente ancorata a un’impostazione “hawkish”, notiamo che i mercati dei derivati iniziano a mettere in discussione tale lettura. Il CME FedWatch Tool indica ora una probabilità ridotta di un ulteriore rialzo dei tassi quest’anno, scesa al 45% dal 60% di solo una settimana fa. Un NFP debole, sotto le attese di 110mila, potrebbe innescare una rilevante ri-valutazione delle aspettative sui tassi, favorendo un movimento rialzista dell’oro.
Il focus immediato è sulla soglia dei 4.100 dollari, che sta dimostrandosi una resistenza solida. Stiamo valutando l’acquisto di opzioni call a breve scadenza con strike sopra 4.200 dollari per sfruttare un possibile breakout in caso di dato occupazionale debole. Al contrario, un mancato superamento di 4.100, soprattutto a fronte di NFP robusti, segnalerebbe un buon punto d’ingresso per opzioni put con target sul supporto a 3.900 dollari.
Domanda fisica e fattori di rischio
Rileviamo che la domanda fisica sottostante resta robusta, fornendo un “pavimento” ai prezzi. I dati del World Gold Council per il 2° trimestre 2026, pubblicati di recente, mostrano che le banche centrali hanno aggiunto altre 228 tonnellate metriche alle riserve, con la People’s Bank of China tra gli acquirenti più rilevanti. Sebbene il MOU USA-Iran abbia temporaneamente ridotto le tensioni, un eventuale fallimento di quei colloqui potrebbe rapidamente reintrodurre un premio geopolitico.
La situazione richiama il periodo 2018-2019, quando i primi segnali di debolezza economica si scontravano con una Fed “hawkish”, portando a inversioni marcate. L’indice di volatilità dell’oro del Cboe (GVZ) è già salito a 17,8 e ci attendiamo un ulteriore incremento in prossimità della pubblicazione degli NFP. Consigliamo ai trader di utilizzare strategie in opzioni come straddle o strangle se non hanno una view direzionale ma si attendono un ampio movimento dei prezzi.
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