Lo yen giapponese ha registrato mercoledì un lieve rafforzamento contro la maggior parte delle valute, anche se nelle ore europee è scivolato area 162,66 per dollaro USA. Il supporto è arrivato dal rinnovato clima di cautela sull’eventualità di un intervento ufficiale, dopo che martedì il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha affermato che il governo risponderà in modo appropriato ai movimenti valutari quando necessario, evitando però qualsiasi riferimento a specifici livelli di cambio.
La valuta nipponica ha inoltre beneficiato in parte dell’assenza di indicazioni accomodanti nella conferenza stampa della neo-nominata membro del board della Bank of Japan, Ayano Sato, che non ha commentato le prospettive dei tassi e ha invece richiamato l’attenzione su imprese che aumentano salari e prezzi, suggerendo che una valuta debole potrebbe avere un impatto sull’inflazione maggiore rispetto al passato. Nel frattempo, il dollaro USA si è rafforzato con la risalita dei rendimenti dei Treasury; il Dollar Index segnava +0,2% a circa 101,36. Più tardi in giornata, l’attenzione si sposterà sul rapporto ADP di giugno sull’occupazione e sull’ISM manifatturiero, oltre a un intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh nella sessione nordamericana.
Aumento dei rischi di intervento e dinamiche di mercato
Vediamo il dollaro USA salire in area 162,66 contro lo yen giapponese, un livello che aumenta in modo significativo la probabilità di un intervento diretto sul mercato da parte delle autorità giapponesi. I principali responsabili della politica valutaria continuano a lanciare avvertimenti verbali, segnalando che si stanno preparando a difendere lo yen. Questa tensione crea un contesto impegnativo ma ricco di opportunità per le prossime settimane.
Il driver fondamentale della debolezza dello yen resta l’ampio differenziale dei tassi tra Stati Uniti e Giappone, che si mantiene ancora sopra i cinque punti percentuali. Questo divario alimenta il carry trade, in cui gli investitori vendono lo yen a basso rendimento per acquistare il dollaro a rendimento più elevato. Finché tale gap persiste, qualsiasi rafforzamento dello yen indotto da interventi potrebbe rivelarsi di breve durata.
Tornano alla mente i principali interventi del 2022 e del 2024, quando il Giappone ha speso decine di miliardi di dollari per sostenere la propria valuta dopo il superamento di soglie psicologiche chiave come 150 e 160. La storia mostra che queste azioni possono provocare un calo immediato e marcato di 3-5 yen nel cross USD/JPY. Tuttavia, il trend rialzista spesso riprende alcune settimane più tardi se i fondamentali economici sottostanti non cambiano.
Strategie per i trader di derivati e principali dati in arrivo
Per i trader di derivati, questo aumento del rischio si riflette nella volatilità implicita in crescita sulle opzioni USD/JPY, che recentemente è salita oltre il 10%. In questo contesto risultano particolarmente interessanti strategie che traggono profitto da un ampio movimento di prezzo a prescindere dalla direzione, come l’acquisto di straddle. Al contrario, vendere opzioni e incassare premio è in questo momento eccezionalmente rischioso.
Riteniamo essenziale coprire eventuali posizioni long su USD/JPY acquistando opzioni put, per proteggersi da un improvviso rally dello yen. Per i trader più aggressivi, questi livelli elevati offrono l’opportunità di costruire posizioni ribassiste di breve periodo, utilizzando le opzioni per definire il rischio in previsione di una correzione marcata. La chiave sarà il timing dell’ingresso prima di un annuncio ufficiale.
Sul fronte USA, monitoriamo con attenzione i prossimi dati su occupazione e inflazione. La resilienza dell’economia statunitense ha finora impedito alla Federal Reserve di tagliare i tassi, sostenendo la forza del dollaro. Qualsiasi dato che indichi la prosecuzione dello slancio economico non farà che intensificare la pressione sullo yen e potrebbe costringere il Giappone ad agire prima.
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