USD/JPY scambiava intorno a 162,65, in rialzo dello 0,44% nella giornata e in tenuta vicino ai massimi pluridecennali, mentre un Dollaro USA più forte continuava a prevalere su ripetuti avvertimenti verbali dei funzionari giapponesi circa una possibile intervento sul mercato dei cambi. Lo Yen è rimasto sotto pressione a causa dei differenziali di rendimento, mantenendo intatto il trend di fondo nonostante la retorica ufficiale.
Il contesto dei tassi in Giappone continua a restare indietro: la Bank of Japan ha portato il tasso di riferimento all’1% a giugno, il livello più alto dal 1995, ma rimane nettamente sotto il range obiettivo della Federal Reserve tra il 3,5% e il 3,75%. Questo divario di circa 250 punti base sostiene i carry trade. Negli Stati Uniti, le tensioni legate all’Iran hanno alimentato i timori sull’inflazione e supportato le aspettative di ulteriore stretta della Fed. Il JOLTS ha mostrato un aumento delle offerte di lavoro a 7,594 milioni in maggio, e i mercati attendevano il report ADP Employment Change di mercoledì e i Nonfarm Payrolls di giovedì per ulteriori segnali di policy. ING ha affermato che il rischio di intervento resta elevato dopo il superamento di 162 da parte di USD/JPY, mentre le discussioni in seno alla BoJ continuano a indicare una normalizzazione graduale.
Dinamiche di Carry Trade e Rischi di Breve Periodo
Riteniamo che il cambio USD/JPY possa proseguire la sua ascesa grazie all’ampio divario tra le politiche della Federal Reserve e della Bank of Japan. Questo differenziale dei tassi di circa il 2,5% supporta in modo deciso il carry trade, rendendo conveniente detenere dollari rispetto allo yen. I trader di derivati dovrebbero considerare eventuali ribassi, per il momento, come potenziali opportunità di acquisto.
La principale fonte di rischio è la minaccia di intervento da parte delle autorità giapponesi, ma riteniamo che i suoi effetti sarebbero temporanei. Gli ultimi dati sull’inflazione Core PCE degli Stati Uniti, attestatisi al 2,9% su base annua per maggio 2026, restano ben al di sopra dell’obiettivo della Fed e rafforzano la tesi di un dollaro forte. Guardando agli interventi del Giappone nel 2022-2024, essi hanno prodotto solo un rafforzamento dello yen di breve durata, prima che i fondamentali legati ai tassi spingessero nuovamente il cambio verso l’alto.
Strategie in Opzioni e Rischi Evento in Arrivo
Dato il rischio di un calo improvviso, privilegiamo posizioni long in opzioni call su USD/JPY rispetto al mantenimento di futures long direzionali. Questa strategia consente di beneficiare di ulteriori rialzi limitando rigorosamente la perdita massima al premio pagato per l’opzione. È inoltre possibile strutturare bull call spread per ridurre l’esborso iniziale, soprattutto perché la volatilità implicita è destinata a rimanere elevata per i timori di intervento.
Il report sui Nonfarm Payrolls USA in uscita questa settimana è un evento cruciale che potrebbe aggiungere ulteriore carburante al rally del dollaro. Un dato sull’occupazione forte, simile alla sorpresa al rialzo osservata nel JOLTS di maggio, quasi certamente consoliderebbe l’aspettativa di un ulteriore rialzo dei tassi Fed quest’anno. Raccomandiamo ai trader di prepararsi a un picco di volatilità attorno alla pubblicazione di giovedì.
Anche con il recente rialzo della Bank of Japan, la normalizzazione della politica monetaria procede troppo lentamente per mettere seriamente in discussione l’impostazione restrittiva della Fed. Il mercato ora interpreta gli avvertimenti verbali soprattutto come tentativi di rallentare la caduta dello yen, non di invertire il trend. Di conseguenza, continueremo a utilizzare strategie in opzioni per “vendere” eventuali fasi di forza dello yen generate da queste dichiarazioni ufficiali.
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