Rabobank ha affermato che il dibattito sulla de-dollarizzazione si è intensificato ad aprile 2025, quando gli annunci sui dazi non sono riusciti a generare la tradizionale domanda “bene rifugio” per il dollaro USA o per i Treasury statunitensi. La banca ha evidenziato gli incentivi, per alcuni Paesi e aree geografiche, a ridurre la dipendenza dal sistema dei pagamenti in USD, inquadrando il tema come destinato a persistere sostanzialmente a prescindere dall’esito delle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti.
Rabobank si attende che qualsiasi spostamento lontano dal dollaro avvenga lentamente e incontri resistenze da parte del Tesoro USA, lasciando che la performance del biglietto verde nel breve periodo resti guidata da fattori ciclici. Dall’inizio della guerra con l’Iran, i differenziali dei tassi d’interesse hanno rappresentato un’influenza chiave sul mercato FX del G10, con la sterlina inizialmente sostenuta dall’aumento delle speculazioni su rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, anche se parte di quel movimento si è da allora riassorbita.
La de-dollarizzazione resta un tema graduale e di lungo periodo
Sebbene il dibattito sulla de-dollarizzazione sia un tema strutturale di lungo periodo, lo consideriamo un processo lento e non il principale driver per il trading nelle prossime settimane. I dati mostrano che i Paesi BRICS+ hanno aumentato le loro riserve complessive di oro delle banche centrali di oltre il 12% dall’inizio del 2026, ma si tratta di uno spostamento graduale. Pertanto, nel brevissimo periodo la nostra attenzione resta concentrata su fattori ciclici come i differenziali dei tassi d’interesse.
Differenziali dei tassi e strategia USD nel breve termine
Riteniamo che il dollaro rimarrà sostenuto dalla relativa forza dell’economia statunitense e da una Federal Reserve prudente. Sebbene il report sui non-farm payrolls di maggio 2026 abbia mostrato un lieve raffreddamento, con 195.000 nuovi posti di lavoro, il dato non è sufficientemente debole da indurre un taglio imminente dei tassi. Poiché l’ultimo dot plot della Fed continua a segnalare un solo possibile taglio entro fine anno, il divario di policy con la Banca Centrale Europea — che ha già tagliato i tassi in questo trimestre — favorisce il dollaro.
Per i trader in derivati, ciò indica opportunità nell’acquisto di opzioni call sul Dollar Index (DXY) per beneficiare di un ulteriore rafforzamento, soprattutto contro euro e yen. Con l’indice di volatilità VIX attualmente su livelli moderati, intorno a 17, i premi delle opzioni non risultano eccessivamente elevati, offrendo un profilo rischio/rendimento interessante. Raccomandiamo di considerare scadenze tra agosto e settembre per intercettare possibili movimenti successivi al simposio di Jackson Hole.
La situazione è simile al periodo 2014-2016, quando politiche monetarie divergenti portarono a un rally prolungato del dollaro. I trader con esposizioni rilevanti in asset non denominati in USD dovrebbero valutare l’uso di opzioni per coprirsi contro un’ulteriore apprezzamento del dollaro. Una strategia semplice potrebbe essere l’acquisto di put out-of-the-money su coppie come EUR/USD, per proteggere i portafogli da un movimento ribassista.
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