Le ondate di calore ricorrenti vengono sempre più reinterpretate come un vincolo strutturale all’output dell’Eurozona, con ricerche che collegano le temperature estreme a una minore produttività del lavoro e a prezzi alimentari più elevati. Uno studio del 2021 sugli anni più caldi d’Europa (2003, 2010, 2015 e 2018) ha stimato perdite di produzione a livello continentale pari allo 0,3–0,5% dovute alla sola riduzione della produttività del lavoro, mentre in alcune regioni le perdite hanno superato l’1%. Altri lavori che includono i costi di raffrescamento indicano un freno alla crescita più ampio, e il conto complessivo comprende anche spese sanitarie, riparazioni d’emergenza delle infrastrutture e disagi a vie d’acqua, trasporti e agricoltura.
Un paper congiunto dell’Università di Mannheim e della BCE, che valuta le ondate di calore, la siccità e le alluvioni dell’estate 2025, ha stimato un impatto pari a -0,3% sull’output europeo e ha previsto che i danni potrebbero salire a un -0,8% cumulato entro il 2029, una volta considerati cali di produttività, interruzioni delle catene di fornitura e minori ricavi turistici. Separatamente, la BCE ha stimato che ondate di calore e siccità potrebbero aggiungere 0,4–0,9 punti percentuali all’inflazione alimentare, con un effetto potenzialmente destinato a raddoppiare nei prossimi 30 anni. I recenti cali dei prezzi dell’energia potrebbero attenuare la pressione su famiglie e imprese, ma i bassi livelli dei fiumi e le infrastrutture sotto stress termico, come ferrovie e autostrade, stanno emergendo come nuove fonti di attrito nelle supply chain, oltre alle perdite di produttività.
Le ondate di calore come rischio economico strutturale
Stiamo ormai guardando a queste ondate di calore ricorrenti non come eventi temporanei, ma come un rischio economico strutturale. Le temperature persistentemente elevate osservate questo mese in tutta l’Europa meridionale stanno aumentando la probabilità di un freno economico e di una maggiore volatilità nel corso del terzo trimestre. Di conseguenza, dovremmo attenderci che la volatilità implicita sugli asset europei, in particolare l’indice VSTOXX, presenti verosimilmente un “pavimento” più alto durante i mesi estivi rispetto agli anni precedenti.
Il legame tra caldo e perdita di produttività suggerisce un’impostazione ribassista sugli indici azionari europei ampi, come l’Euro Stoxx 50. L’ultimo IFO Business Climate Index della Germania, pubblicato la scorsa settimana, ha già mostrato un calo inatteso, con i produttori che hanno citato i primi segnali di criticità nei trasporti legate al meteo. Di conseguenza, stiamo valutando l’acquisto di opzioni put sull’indice con scadenza ad agosto e settembre per coprire questo rischio di ribasso.
Implicazioni di mercato: supply chain, inflazione e valuta
Le interruzioni della catena di approvvigionamento stanno diventando un punto di attenzione cruciale, con il livello del Reno al misuratore di Kaub attualmente a 85 cm e previsto in ulteriore calo. Questo richiama le gravi disfunzioni della siccità del 2022, che colpì la produzione industriale tedesca limitando il traffico fluviale di chiatte per carbone e materie prime. Ciò giustifica l’analisi di posizioni corte o l’acquisto di put su specifici ETF dei settori industriale e chimico fortemente dipendenti dal trasporto fluviale.
La minaccia all’agricoltura si sta traducendo direttamente in inflazione dei prezzi alimentari, un rischio chiave già evidenziato in passato dalla BCE. La stima flash dell’IPC dell’Eurozona per giugno, pubblicata questa mattina, ha mostrato un’accelerazione dell’inflazione alimentare al 4,1% su base annua, sorprendendo gli analisti che si attendevano un calo. Riteniamo che posizioni lunghe sui future agricoli, come il grano tenero (milling wheat) su Euronext, offrano un modo diretto per operare su questo scenario.
Queste pressioni stagflazionistiche—rallentamento della crescita combinato con un’inflazione persistente—delineano un quadro negativo per l’euro. Man mano che l’economia europea perde slancio rispetto agli Stati Uniti, vediamo un’opportunità per andare short sui future EUR/USD. Il mercato non sembra aver pienamente incorporato nei prezzi il danno economico ricorrente che questi eventi climatici causeranno al PIL dell’Eurozona.
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