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Dollaro-yen resta vicino a 162 nonostante il rialzo della BoJ, mentre il carry trade persiste e cresce il rischio di intervento

by VT Markets
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Jun 27, 2026

USD/JPY ha chiuso la settimana in area 162,00, vicino a un massimo pluridecennale, nonostante la Bank of Japan abbia portato il tasso di policy all’1,00% a giugno. La reazione di mercato si è rivelata di breve durata: lo yen ha restituito i guadagni nell’arco di una sola seduta, tornando a scivolare verso livelli che mantengono il Ministero delle Finanze giapponese in modalità “sorveglianza interventi”. Il motore resta lo scenario dei tassi: anche dopo il rialzo, il differenziale rispetto al tasso di riferimento della Federal Reserve al 3,75% rimane ampio, e il Federal Open Market Committee di giugno ha abbandonato l’inclinazione all’allentamento, proiettando per il 2026 una mediana intorno al 3,80%. Ne deriva un gap di circa 275 punti base, sostanzialmente invariato dopo la mossa BoJ del 16 giugno, appena un giorno prima che la Fed irrigidisse la guidance.

Il vincolo di Tokyo è meno legato alla “potenza di fuoco” che alla classificazione. Secondo la convenzione del FMI, una valuta in regime di fluttuazione libera può essere oggetto di intervento per non più di tre volte in sei mesi, con ciascun episodio limitato a tre giorni lavorativi; il Giappone avrebbe già utilizzato gran parte di questa “quota” in primavera, lasciando solo una o due finestre prima di novembre. Il Paese dispone comunque di oltre 1.000 miliardi di dollari di riserve, ma i funzionari sono rimasti silenziosi mentre il cross risaliva oltre 160,00, dopo che una linea in precedenza difesa è scivolata da 160,00 a 157,00. Il focus della prossima settimana parte dal sondaggio Tankan alle 23:50 GMT di martedì, atteso a 16 da 17, e si sposta poi sui dati USA, tra cui occupazione privata, un indicatore dell’attività manifatturiera e un intervento del Presidente della Fed, prima dei Nonfarm Payrolls di giovedì alle 12:30 GMT, stimati a 114 mila da 172 mila, con salari sotto stretta osservazione. Sul piano tecnico, le resistenze sono a 162,50 e 163,00; i supporti in area 160,00 in prossimità della EMA a 50 giorni, quindi 158,50 e la EMA a 200 giorni vicino a 156,50; lo Stoch RSI è intorno a 76. Il rischio intervento viene inquadrato come movimenti di 300-500 pip in pochi minuti.

Dinamiche di carry trade e posizionamento sbilanciato

Consideriamo il rialzo dei tassi della Bank of Japan un non-evento per la valuta, perché ha inciso solo marginalmente sull’enorme divario dei tassi con gli Stati Uniti. Quel differenziale di 275 punti base continua a remunerare generosamente gli operatori che restano short di yen. Il carry trade rimane di fatto l’unico gioco in città e ci aspettiamo che continui a spingere il cross verso l’alto.

Il posizionamento unidirezionale del mercato conferma questa lettura, riflettendo una dinamica già vista nel 2024, quando le posizioni speculative nette short sullo yen (dati CFTC) hanno toccato i massimi dal 2007. Un consenso così schiacciante rende il trend rialzista potente, ma anche vulnerabile a inversioni brusche e improvvise. Per ora, ogni piccolo arretramento viene comprato, con gli operatori che incrementano posizioni long USD/JPY già in profitto.

Rischio intervento e posizionamento tattico

Il rischio principale non è un cambio di trend, bensì un intervento improvviso del Ministero delle Finanze. La fascia 162,00-163,00 va considerata la nuova “linea nella sabbia”, oltre la quale aumenta in modo significativo la probabilità di un ribasso rapido di più yen. Storicamente, movimenti di questo tipo possono cancellare 300-500 pip in minuti, in modo analogo a quanto avvenuto quando il Giappone ha speso quasi 9,8 trilioni di yen tra aprile e maggio 2024 per difendere livelli simili.

In quest’ottica, la strategia dovrebbe privilegiare l’uso di opzioni call per restare allineati al trend limitando il rischio. Acquistare call con strike intorno a 163,00 consente di beneficiare di ulteriori rialzi definendo al contempo la perdita massima nel caso in cui le autorità decidano di intervenire. L’impennata della volatilità implicita sul mercato delle opzioni segnala correttamente che gli operatori stanno prezzando questo rischio “esplosivo”.

Occorre inoltre monitore con attenzione gli avvertimenti verbali delle autorità giapponesi, perché spesso rappresentano l’ultimo segnale prima dell’azione. Espressioni come “stiamo osservando con un alto senso di urgenza” o “adotteremo misure appropriate” sono trigger che indicano la disponibilità a utilizzare una delle poche finestre di intervento rimaste. Il mercato le sta sfidando apertamente e, con ogni probabilità, non tollereranno un movimento sostenuto sopra 162,50.

Di conseguenza, manteniamo un bias rialzista ma riduciamo la dimensione delle posizioni spot dirette man mano che il cross sale. La lettura di momentum dello Stoch RSI vicino a 76 è robusta, ma avverte che il movimento sta entrando in una fase matura. La mossa più efficiente è seguire il trend, preparandosi però all’inevitabile picco di volatilità che un intervento comporterebbe.

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